Una mostra con itinerari a Grosseto sulla "più grande civiltà del Mediterraneo" Linizio è qui, dallavamposto di Populonia. Il golfo dorato sullo sfondo, gli ombrelli dei pini fino al mare. Di fronte, lIsola dElba. Alle spalle, il bosco e la terra coltivata a vigne e grano, più in basso larea industriale da cui si estraevano i metalli. «Una grande civiltà nasce in un luogo dove ci sono molte risorse - osserva il famoso etruscologo Giovannangelo Camporeale - E come scrisse Plinio il Vecchio "i minerali sono la base del prezzo di tutte le cose"». Ancora oggi la sabbia nera e luccicante di Baratti è piena di concrezioni di pirite combusta. Così non è difficile immaginare come gli Etruschi iniziarono la loro avventura, fino a diventare i Signori di Maremma, a dar vita a quella che, sempre Camporeale, definisce «la più grande civiltà del bacino del Mediterraneo». Agricoltura, allevamento, pesca, produzione di sale e, soprattutto ferro, rame, stagno, piombo e argento, tra lVIII e VI secolo a. C. segnarono lascesa dellaristocrazia urbana dellEtruria. Le necropoli e i siti archeologici di Roselle, Vetulonia, del Lago dellAccesa, fino al Parco di Baratti e Populonia hanno restituito segni del periodo di massimo splendore del periodo detto orientalizzante, legato a proprietari terrieri, capi militari e religiosi che accumularono enormi ricchezze proprio con il commercio dei metalli estratti sulla costa e allElba. Ebbene i Signori di Maremma tornano a casa con i loro tesori. Con oltre 200 reperti, per lo più inediti o quasi mai esposti al pubblico, che lasciano i depositi del Museo archeologico nazionale di Firenze, per la mostra di Grosseto, al Museo archeologico e darte della Maremma. Qui sono esposti, ed eccezionalmente riuniti, i corredi funebri della Tomba dei Flabelli di Populonia, con i grandi ventagli sbalzati in bronzo, elmi e schinieri, armature che restituiscono limmagine del principe-guerriero. E ancora i corredi delle Tomba del Duce di Vetulonia, con la sua arca incisa su lamina dargento. E poi i bronzetti provenienti dalla Sardegna, una coppa e una boccetta di argilla di produzione fenicia, un vaso di terracotta smaltata con geroglifici e, ancora, scarabei e piccoli idoli egiziani, un altro recipiente "lebete" cipriota. Oggetti riemersi dagli scavi delle tombe etrusche, che attestano i fiorenti commerci e contatti con lOriente. E manufatti etruschi, che assimilano e perfezionano i modelli stranieri. LEtruria felix è leggibile in eleganti fibule, portaprofumi in alabastro, pettini in avorio con animali fantastici, gioielli in oro, tripodi, vasi e coppe decorate. Riscoperti nelle tombe dei siti archeologici sulla costa, è lì che dobbiamo andare a ricercare la loro provenienza. Sono due gli itinerari che partono dalla sede del museo di Grosseto a integrazione della mostra: a Nord verso larea di Roselle, Vetulonia, il lago dellAccesa, fino al Parco di Baratti-Populonia. E a sud, verso Marsiliana dAlbegna, Poggio Buco, Pitigliano, Sorano e Vuci, importanti città dellEtruria meridionale dove imperavano i «signori della campagna». Un fine settimana per passeggiare nei siti archeologici, ritrovare quella stessa luce dorata, riscoprire unappartenenza lontana. Signori di Maremma, curata da Carlotta Cianferoni, Simona Rafanelli, con contributi di Camporeale, Mariagrazia Celuzza e altri studiosi, è aperta da oggi al 31 ottobre (da martedì a domenica 10-13176-20, chiusa lunedì, 5 euro; 0564488750, www.comune-grosseto.it).