P arlando della distruzione di Pompei, Goethe scrisse una frase sulla quale varrebbe la pena di meditare: «Molte catastrofi sono accadute al mondo, ma questa è l'unica che abbia procurato ai posteri tanto piacere». La disastrosa eruzione vesuviana del 79 d.C. non si limitò a trasmettere ai posteri i resti delle città sepolte. Essa donò a quelle città la fama eterna. Tanti altri luoghi ben più importanti, celeberrimi nell'antichità, sono oggi dimenticati. I nomi di Ercolano e Pompei, all'epoca relativamente insignificanti, non cadranno mai nell'oblio. La scoperta di Ercolano risale al 1738. Gli scavi archeologici ercolanesi sfruttarono, non a caso, le medesime tecniche di perforazione e puntellamento di gallerie usate in Austria per sviluppare l'industria estrattiva del salgemma (da qui il nome di Salisburgo). Ad Ercolano le finalità erano diverse. Si andava in cerca dei tesori destinati ad arricchire le collezioni del re Carlo di Borbone. Dai cunicoli perforati da migliaia di galeotti e schiavi algerini e tunisini sarebbero venute fuori le statue e gli affreschi che avrebbero riempito le sale del Museo Ercolanese di Portici. Quei disgraziati scavavano e lavoravano sottoterra, a trenta metri di profondità, muovendosi come talpe in un intrico di gallerie oscure e strette, sotto la costante minaccia di crolli. Senza contare il pericolo delle mortifere esalazioni della «mofeta». Giustamente quel periodo fu poi definito «eroico». Gli scavi di Pompei ebbero invece inizio dieci anni più tardi, quasi per sbaglio. Infatti fino al 1763 si credette che quella che stava tornando alla luce fosse l'antica Stabia. A Pompei le tecniche d'esplorazione erano più semplici. Invece di scalpellare il tufo bastava rimuovere i lapilli. Malgrado ciò lo scavo non risultava meno avventuroso ed emozionante. A Pompei si penetrava nell'intimità domestica delle case, e si trovavano le tracce della vita. Si riusciva in tal modo a ricostruire nei dettagli l'esistenza quotidiana degli antichi abitanti. Il fatto costituiva una grande novità. Era così eccezionale da scatenare l'ispirazione, e la fantasia, di innumerevoli artisti e scrittori dell'età romantica. Basterà, per esempio, ricordare i tanti disegni, tempere, acquarelli dei pittori della «Scuola di Posillipo», carichi di commossa nostalgia, raffiguranti le rovine appena tornate alla luce. E citare la voga letteraria lanciata da Bulwer Lytton con Gli ultimi giorni di Pompei, precorritore dei soggetti catastrofici così popolari nell'attuale cinematografia. Senza dimenticare Thèofile Gauthier il quale, sconvolto dalla visione di un'impronta di seno femminile modellata dal fango dell'eruzione, scrisse la tragica (ed immaginaria) storia di Arria Marcella. Quei due romanzi divennero presto dei bestseller, anche perché la loro preventiva lettura era considerata indispensabile dai viaggiatori ottocenteschi, persino più utile delle guide turistiche pubblicate dagli editori Baedeker o Murray. Tutti questi argomenti (e molti altri) possono essere approfonditi visitando il piccolo e delizioso «Herculanense Museum » inaugurato il 15 maggio nella Reggia di Portici. Mirabilmente allestito dall'archeologa Renata Cantilena e dalla storica dell'arte Annalisa Porzio, l'Herculanense Museum ha fini essenzialmente didattici. Esso racconta in quattordici sale la storia degli scavi vesuviani a partire dal menzionato periodo «eroico», e narra le vicende della creazione, nella medesima Reggia, del museo voluto da Carlo di Borbone. Per realizzarlo (senza avere la disponibilità di reperti) sono stati utilizzati moderni mezzi audiovisivi e fedeli riproduzioni degli oggetti originali, seguendo al tempo stesso criteri rigorosamente scientifici. Questo fa sì che il visitatore riesca ad istruirsi divertendosi. Niente «divulgazione di massa». Niente «son et lumière», tanto per intendersi. Il museo è stato creato principalmente per le scuole, ma la cura con cui è stato allestito lo rende godibile da tutti, persino dagli specialisti. La sua presenza potrebbe ovviamente, in un paese intelligente e ben organizzato, trasformarsi in una grande attrazione turistica, aiutando la zona orientale di Napoli a uscire dalla miseria e dal degrado. Una tappa alla Reggia di Portici potrebbe diventare addirittura preludio essenziale ad una visita meno frettolosa di Pompei ed Ercolano. Purtroppo però viviamo in un paese dove «nessuno è fesso». Soltanto dei furbi possono chiudere un museo appena creato, gettando via i soldi e frustrando gli sforzi di chi ha lavorato per farlo nascere. Volete visitarlo? Allora dovete sbrigarvi. Un comunicato della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici annuncia la «apertura straordinaria dell'Herculanense Museum tutti i giovedì dal 28 giugno al 16 luglio dalle ore 9 alle ore 16». Ciò significa che potete andarci il 2, o il 9, o il 16 luglio. Poi non si sa. Per maggiori informazioni, chiamare il numero 0815808390.