Impalcature perfette, alte fino a 15 metri per arrivare a toccare affreschi preziosi. Ci lavorano mani altrettanto preziose che guidano pennelli invisibili per ridare vita ad opere d'arte che i secoli hanno reso quasi irriconoscibili. Siamo nel cuore di Firenze. E con la guida della soprintendente al polo museale Cristina Acidini andiamo alla scoperta di gioielli nascosti come l'oratorio dei Vanchetoni, la Cappella dei Pazzi in Santa Croce e quella del Giambologna in Santissima Annunziata; opere che grazie agli sforzi economici della soprintendenza, dell'Ente Cassa, dell'Opera di Santa Croce, di semplici privati stanno tornando faticosamente a vivere. Ma non basta. «Ripartire dal mecenatismo, dall'associazionismo diffuso che a Firenze è forte, illuminato e ha ben chiara la qualità artistica della città». È la strada indicata dalla Acidini per sopravvivere a questa crisi che rischia di bloccare l'andamento di alcuni di questi restauri o di lasciarlo a metà. «Sono interventi cominciati in un momento di ottimismo - ha spiegato Acidini- che hanno incrociato la crisi. A volte basta poco. Attivare sostegni di piccola scala che consentano di portare il restauro almeno ad una tappa intermedia che dia un senso al lavoro fatto e consenta di togliere i ponteggi al punto giusto». Basta pensare all'Oratorio dei Vanchetoni in via del Palazzuolo, l'Oratorio più grande di Firenze con quasi 400 metri quadri di soffitto affrescato fra il 1639 e il 1640 con lo stemma mediceo eseguito da Pietro Libero scelto dalla famiglia Medici per il suo «tocco» romano. Per finirlo restano ancora pochi metri che i restauratori della Ditta Giovannoni sotto la guida di Anna Bisceglia della soprintendenza guadagnano ogni giorno da oltre due anni. E entro il 2009 potrebbe essere terminato. Ma poi ci sono le pareti. Per finire tutto ci vogliono altri soldi (fino ad oggi 130 mila euro ce li ha messi l'Ente Cassa e circa 50 mila la soprintendenza). L'alternativa è levare i ponteggi senza finire il lavoro. O lasciare le impalcature lì, in attesa di altri finanziamenti. Un'occasione per far rivivere la strada. Da non buttare. «Anche negli Stati Uniti - ha continuato Acidini- dove sono crollate le dinastie dei finanzieri è emersa la forza dei singoli individui. I lasciti individuali, l'impegno personale può fare tanto per il restauro delle opere d'arte». È quello che è successo per il restauro della Cappella del Giambologna nella chiesa di SS. Annunziata dove 30 mila euro dell'Ente Cassa si sono aggiunte in corso d'opera ai 100 mila euro frutto di un lascito privato ai Padri Serviti che ha consentito di restaurare (a cura del Consorzio CER con il progetto del Comune che ha in consegna l'edificio e la supervisione di Brunella Teodori della soprintendenza) oltre alla volta della cappella affrescata alla fine del cinquecento da Bernardino Poccetti, anche i pennacchi. In questo modo la volta celeste che raffigura il paradiso con gli arcangeli rosa ha ritrovato il senso ed è più completa. E c'è già l'interessamento dell'associazione Friends of Florence per proseguire il restauro del crocifisso e delle formelle di bronzo del Giambologna sempre nella cappella. Si esce dalla chiesa di SS. Annunziata passando per il Chiostro dei Morti dove la soprintendenza da quattro anni, con le proprie forze, sta ricollocando tutte le 9 lunette (in tutto sono 14) seicentesche affrescate da Poccetti, Rossini e altri artisti dell'epoca. E si arriva davanti all'Ospedale degli Innocenti. Lì c'è un'altra impalcatura e un altro restauro pittorico in corso, la lunetta realizzata sempre dal Poccetti nel 1609. Rappresenta l'allegoria di Ferdinando; entro il 2009 il termine dei lavori. Dopo un anno tornerà a rivivere anche un altro affresco, quello che rappresenta il cielo stellato della Cappella dei Pazzi nella basilica di Santa Croce. Circa 130 mila euro finanziate dall'Opera di Santa Croce per riportare alla luce sotto la direzione della soprintendenza al polo museale, le raffigurazioni dell'emisfero celeste con le costellazioni del 4 luglio 1452. Ed è proprio il prossimo 4 luglio che con un grande evento sarà presentata alla città questa affascinante porzione di cielo molto simile a quello nella chiesa di San Lorenzo. Credo nel risveglio nei momenti di crisi», ha detto ancora Cristina Acidini. Ci sono tanti quadri nei depositi della soprintendenza. Possono essere recuperati, restaurati. Anche adottati. Scene di vita dei santi, pezzi di storia da riportare al proprio posto. Intanto oggi, grazie al lavoro dell'Opificio delle Pietre Dure, dell'Opera di Santa Croce, della soprintendenza, tornano in Santa Croce la Trinità di Lodovico Cigoli restaurata dalla sovrintendenza, la Deposizione di Cristo di Alessandro Allori, già restaurata ma fino ad ora in una collocazione provvisoria nella parte esterna della chiesa, due piccole tavole trecentesche e una predella cinquecentesca. Altri restauri e riallestimenti. Nonostante la crisi. Si può fare.