Dossier sullambiente: ecco come si vive in Campania. Da Napoli Est a Castellammare troppi scarichi e depuratori fuori norma Il rapporto Arpac documenta luci e ombre. Isole, Massa Lubrense e Cilento: spiagge promosse Emergenza rifiuti speciali. Ai dentisti le colpe maggiori per i radioattivi Alghe e gas serra Un mare di veleni bagna Napoli. Ventisei chilometri di costa, da Napoli Est a Castellammare, sono contaminati. Il battello oceanografico "Helios" dellArpac, agenzia regionale di protezione dellambiente, lancia alle ore 13 una benna a 24 metri. Preleva un campione dai fondali: ecco, melma scura, antracite. «Fanghi tossici», la liquidano gli esperti. A trecento metri, limmagine di uno scandalo tollerato: 42 ombrelloni, oltre 200 persone al sole, cè anche chi si tuffa. Follie da lido dei disperati. Accanto cè lo scarico di Vigliena. Con lAlveo Pollena e il canale San Nicandro fa di questo mare una delle tre bombe ecologiche in Campania. Un milione di cittadini e un depuratore di San Giovanni a Teduccio che è fuori norma. Quello di Napoli Est funziona ma è scudo troppo debole per una massa di liquami che arriva da una area urbana priva di decente sistema fognario. Le altre bombe: foce del Sarno e litorale di Castelvolturno. La ricognizione di "Helios" mostra a giornalisti e troupe Rai un picco dellinquinamento. Si contrappone ad altre: Massa Lubrense è unoasi marina di più forte suggestione, non lunica. Almeno pari le coste del Cilento, da bandiera blu. Ma non solo i dati sulla balneabilità (4.500 campioni di acqua e fondali prelevati ogni anno da "Helios" tra aprile e settembre per una spesa di 2,5 milioni) offre il nuovo dossier dellArpac, che distingue la gestione del direttore generale Luciano Capobianco e che uno staff di prestigio firma. "Relazione sullo stato dellambiente in Campania" in 435 pagine fotografa la regione. Luci, ombre, rischi. Tutto. Ovvia la riflessione ascoltando Capobianco e due specialisti, Marinella Vito e Caterina dAlise. La riconversione di Napoli Est non sarà mai unopera compiuta, finché non si salva la sua costa. Immaginate porto turistico e insediamenti urbanistici moderni dinanzi ad un mare di veleni? Le alghe. In Campania assenti questanno le alghe tossiche. Diffuse in Liguria, presenti negli anni scorsi qui. I seimila controlli del capitano di "Helios" Lucio De Maio e di Salvatore De Filippo rilevano appena qualche ceppo di microalghe tra Gaiola, Trentaremi e Nisida. Balneabile il Lungomare fino a Castel dellOvo come le coste di Procida, Capri e Ischia, nonostante qualche carenza nella rete fognaria. Il traffico. In troppi usano lauto privata per lavorare. Napoli meglio con il 60, usano tram, treno e metro il 6, autobus e filobus il 9, 6 il motorino, va a piedi il 17. Ancora meglio con lespandersi della metropolitana. Nelle altre province oltre il 70 va con auto. Inquinamento acustico. È rilevato da due sorgenti. Aeroporto: anno nero il 2007, aumento del 17. Contenuto nel 2008 al 5,2. Tangenziale e Napoli-Salerno, A3: si registra un regresso lieve, meno 1,5 e meno 0,4. Terribile fu il 2006. Clima. Le emissioni di gas serra in Campania aumentano dal 1990 al 2005. Negli ultimi quattro anni si allineano con i parametri di Kyoto. Meno 17. Ma il motivo delude: è la riduzione dellattività industriale. Si respira meglio, si produce meno. Temperature medie nelle zone montuose 10 gradi, sulle coste il 18. La vetta di Trevico (9,5 gradi) a Palinuro, 18,1. Battipaglia la città più calda. Polveri sospese. Quelle indicate dallallarmante acronimo PM10. Particelle disperse in atmosfera come sabbia, ceneri, fuliggine, sostanze silicee e vegetali, metalli. Sono in aumento. Ma il termovalorizzatore non ha alcuna responsabilità: ad Acerra sono spesso superati i limiti quando linceneritore è spento, come in questi giorni. Lo dice lArpac. Non preoccupa la diossina. Neanche ad Acerra, la zona critica negli anni scorsi. Laghi. Lucrino e Miseno peggiorano. Come il Volturno, contaminato dai Regi Lagni, scandalo a cielo aperto. Qualche difficoltà per gli scarichi della filiera lattiero-casearia. Rifiuti speciali. È la grande sfida da vincere dopo quella dei rifiuti urbani. Sono 4 milioni di tonnellate annue, con 190 mila di rifiuti tossici. Traffico in parte gestito dalla camorra, ma un po trascurato dalle istituzioni. Altro tema delicato: i radioattivi. LArpac li ha monitorati: lindustria (1,4) ha poche colpe, pesanti quelle di veterinari (5), radiologi (24,2 ) ma soprattutto dentisti. Incredibile: smaltiscono il 65,9 di rifiuti radioattivi. (a.c.)