Domenica è stata archiviata la mostra «Futurismo 100. Illuminazioni» ed il bilancio arriva come acqua sul fuoco della polemica che dava il Mart in difficoltà per il calo costante di presenze. Staccati 133.067 biglietti, per la mostra che celebrava i cent'anni del manifesto dell'avanguardia futurista, ma nel dato vanno compresi anche i circa 34 mila visitatori che hanno usufruito del biglietto per la Casa Depero. Una decina di giorni fa una delibera della giunta provinciale concedeva al Mart un ulteriore milione e 936 mila euro, da aggiungersi ai 3 milioni di acconto versato per assestare il bilancio di previsione 2009. Milioni che contribuiscono a ripianare il «buco» per la flessione del pubblico passato dai 226.111 del 2007 ai 214.076 dell'anno scorso. Una flessione, chiariva il direttore Gabriella Belli, che è da imputare soprattutto alla crisi. Ora i segnali di un'inversione di tendenza. Le abbiamo chiesto di commentare il dato. I 133 mila visitatori collocano la mostra del Futurismo tra quelle di maggior successo. Vuol dire che la crisi è superata? Vedete voi... Certo, è un buon risultato, basti pensare che quella aperta una settimana dopo a Milano, ne ha fatti circa 150 mila. Ma anche quella del "Secolo del jazz" tra fine 2008 e inizio 2009 è andata molto bene, registrando 121 mila presenze. Sono mostre popolari, che hanno attirato un pubblico variegato, mentre altre sono state più di nicchia, come "La parola nell'arte" di inizio 2008, fermata a 53 mila. Ma è chiaro che la programmazione deve tenere conto di varie esigenze e su un totale di 9-10 mostre l'anno, qualcuna va meglio, altre peggio. Continuerete dunque con la proposta di mostre più "popolari"? In luglio apre una rassegna molto bella di fotografia: si tratta di una collezione del Moma su immagini di New York di autori contemporanei. In settembre poi porteremo la collezione del Museo svizzero di Winterthur, che è in restauro, e perciò ha scelto il Mart per ospitare un nucleo importante di arte che va dalla metà dell'Ottocento fino ai giorni nostri, con capolavori di Van Gogh, Leger, Picasso. Faccio notare che possiamo contare su questi scambi, come è stato per la Phillips Collection, grazie alla posizione che ci siamo guadagnati a livello internazionale. Non a caso a Washington abbiamo appena chiuso la mostra con i «nostri» Morandi. Con quali costi? Per i prestiti non paghiamo nulla, certo sono i costi assicurativi che pesano. Per dare un'idea del valore della mostra di Winterthur, i costi assicurativi sono sui 500 mila euro. Sottolineo che continuiamo inoltre con la ricerca delle collezioni, che forniscono uno sguardo originale e insolito sull'arte. Quanto è stata trainate Casa Depero, sulla mostra del Futurismo? Non sono in grado di fornire dati precisi, perché c'era la possibilità di visitare mostra e Casa Depero con lo stesso biglietto. Ma circa 34 mila visitatori dei 133 mila hanno visto anche Casa Depero, la metà dei quali, sono andati solo lì. Immagino che sono stati in maggioranza roveretani e trentini, che il Mart l'avevano già visto. Cosa risponde a chi sostiene che le mostre al Mart sono troppe? Rispondo, e mi riferisco a Franco Rella, che forse non è più un assiduo visitatore del Mart, perché dovrebbe sapere che su una decina di mostre, 4 almeno sono o cambiamenti di vestito della collezione permanente o progetti che nascono dalle nostre acquisizioni, come la raccolta Talamoni o le collezioni Scheiwiller e Sandretti. Insomma, si cerca di trovare un equilibrio tra nuovi progetti e la valorizzazione di quanto è stato acquisito. Abbiamo conquistato la fiducia delle più grandi istituzioni a livello internazionale, ma ogni volta c'è qualcuno che deve criticare il Mart. Si sente sempre sotto tiro? Ma sa quante migliaia di articoli sono stati pubblicati, di interrogazioni presentate, non solo da quando c'è il Mart, ma fin da quanto si è lavorato alla sua realizzazione, dagli anni 90? Eppure non si può certo dire che a fianco delle mostre non abbiamo lavorato sul fronte della ricerca, delle collaborazioni con le altre istituzioni del territorio. Che poi era la linea tracciata anche quando lo stesso Rella era nel comitato scientifico. Anzi, a questo proposito, ho un annuncio da fare. E' una notizia? Sì, posso dire che si sta lavorando con l'Università di Trento per l'istituzione di un Centro di ricerca, che partirà in settembre. E poi, se c'è qualcuno che ha sempre puntato sulla acquisizioni di nuovi archivi, per favorire la ricerca e le nuove pubblicazioni, è la sottoscritta. Solo per la mostra del Futurismo abbiamo pubblicato l'inedito di Lapsin sul viaggio di Marinetti in Russia nel 1914, abbiamo pubblicato il carteggio edito e inedito di Boccioni ed abbiamo completato l'ordinamento e la catalogazione dell'archivio Depero. Ed ora posso annunciare un'altra importante acquisizione: l'archivio di Margherita Sarfatti, compagna di partito e di vita di Mussolini, autrice della biografia Dux, che consiste in 20 mila carte e una biblioteca vastissima. Preciso inoltre che i visitatori della biblioteca sono ogni anno tra i 2 mila e 3 mila. Insomma, penso che lascerò il Mart in buona salute... E' l'annuncio di un addio? Beh, non mi manca molto alla pensione, anche se non ho fatto i calcoli precisi. Ma vorrei che si riconoscesse di aver avuto il coraggio di progettare in grande un museo che contribuirà ad un cambiamento epocale della crescita culturale del territorio. Io cerco di amministrare il Mart come un buon padre di famiglia e poi le scelte sono condivise da un comitato scientifico internazionale. Penso che ognuno debba fare la propria parte, la politica da una parte e la città dall'altra. Perché nessuno s'informa su quanto costerà il Muse, del quale peraltro io sono entusiasta. Perché si tratta di scienza e perché è a Trento?