Camillo Botticini (1965) e Giulia De Appolonia (1969) sono soci dello studio abda nato nel 2008 dalla fusione di due studi di architettura esistenti (Botticini dal 1993 sito a Brescia e De Appolonia sito in Portogallo dal 2000 e a Pordenone dal 2005). Lo studio sta costruendo ora a Brescia per conto di Europa Risorse un maxi intervento residenziale che sarà pronto entro il 2009. Tra le ultime opere realizzate una mensa scolastica a Villafranca di Verona. Tra gli ultimi progetti invece c'è anche il Palazzo dello sport Cantù e un complesso misto per Gruppo Cabassi ad Assago, Milano, che prevede 40 alloggi in classe A, un edificio universitario e la nuova accademia Naba, una scuola materna e elementare. Vicino a Lisbona De Appolonia ha realizzato lo scorso anno la sua opera prima, il Museo di Bragança. www.abdarchitetti.com Il piano casa sarà «un'opportunità o un elemento di ulteriore crisi del territorio»? A porsi la questione è Camillo Botticini, partner con Giulia De Appolonia dello studio abda. Il dilemma presenta certamente «una risposta positiva che riguarda la possiblità di demolizione e ricostruzione con incremento volumetrico». Non c'è dubbio che questo strumento, se ben usato, «può diventare un importante stimolo al rinnovamento delle città e del territorio». Un incremento di volume implica però «diversi rapporti con ciò che si trova intorno». Ci vorrebbero indicazioni che comportino «una riqualificazione più complessiva dell'intorno al progetto» e non solo del singolo edificio. Anche sulla qualità progettuale, le norme dettate sembrano ancora insufficienti. «È un tema centrale - dice l'architetto - e la qualità progettuale non può essere legata soltanto all'efficienza energetica, ma dovrebbe essere più complessivamente abitativa e urbana». Un edificio deve poter funzionare meglio, migliorare le condizioni di vita di chi ci abita, risparmiare energia ed essere motore di una qualificazione degli spazi pubblici implicati nella trasformazione, sositene abda. «Abbiamo già sperimentato in progetti analoghi che è possibile lavorare insieme sul recupero energetico, quantitativo e qualitativo della casa. Serve un vero progetto, che integri aspetti tecnico-impiantistici, tecnologico-costruttivi e formali». Per gli architetti, per i progettisti «sarebbe importante definire un quadro normativo chiaro che risolva le contraddizzioni spesso presenti tra i vari livelli di verifica dei progetti».