L'INTERVISTA Il leader di Assimpredil chiede che le nuove regole edilizie offrano ai privati la possibilità di costruire nelle aree del residenziale pubblico City challenge - I quartieri popolari aprono ai privati che diventano concessionari del diritto di superficie È un sei e mezzo il voto che Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil riserva al progetto di legge sul piano casa, varato la scorsa settimana dalla giunta Formigoni. Per l'altra metà di punto, che andrebbe ad aggiungersi alla valutazione globale, l'associazione, che raggruppa le imprese edili delle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza, aspetta il via libera definitivo del provvedimento. Auspicando qualche modifica nell'iter legislativo, concretizzabile con alcuni emendamenti. Presidente, cosa manca al testo per raggiungere la piena promozione? Il provvedimento prevede la possibilità per i proprietari di aree pubbliche di incrementare l'edificazione del 40 per cento. La norma stabilisce come destinatari l'Aler e i Comuni. Qui sorgono alcune domande: con quali risorse vengono effettuate queste operazioni? L'Aler dismette per fare concorrenza a noi come imprenditori o per ricostituire un patrimonio in affitto più nuovo? Sta dicendo che temete di incappare in un meccanismo competitivo con il pubblico? Di fatto il provvedimento consente a un soggetto, che va a fare l'imprenditore, la possibilità di mettere in vendita questi prodotti lavorando con un costo dell'area pari a zero, perché è un costo storico che si ritrova. E questi sono termini competitivi molto vantaggiosi che ritroveremmo sul nostro mercato. Che cosa proponete? Le possibilità sono due. O ci si rivolge a un mercato che oggi i privati non riescono a sostenere che è quello dell'alloggio in locazione sociale o in locazione concordata; oppure il provvedimento può integrarsi con un altro concetto, quello della densificazione. Si spieghi. Esistono quartieri di edilizia residenziale pubblica con standard elevati, che arrivano a toccare gli 85 metri quadrati per abitante contro i 18 attuali: questo darebbe la possibilità di densificare aprendo l'opportunità non solo ad Aler e Comuni ma anche agli operatori, alle imprese che diventerebbero concessionarie del diritto di superficie o del diritto di proprietà delle aree in questione. Il tutto a valle di un confronto concorrenziale fatto di progetti, processi e costi. Con il vantaggio che le risorse le metterebbe il privato e che attraverso le convenzioni si potrebbero raggiungere obiettivi di interesse pubblico, come la riqualificazione del quartiere stesso. Una sorta di "city challenge" all'italiana: la città si trasforma nelle sue aree di edilizia residenziale pubblica attraverso le proposte progettuali dei privati, che diventano concessionari del diritto di superficie. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha nuovamente assicurato che il decreto semplificazione arriverà al traguardo. Che ne pensa? Le aspettative sono alte. L'auspicio è che venga sistemata a livello nazionale la questione della demolizione e costruzione con mantenimento del volume e modifica della sagoma. Una norma vecchia che non rispetta l'innovazione, dal momento che i processi costruttivi cambiano velocemente. Noi costruiamo con modelli abitativi degli anni Cinquanta, e la cosa è obsoleta. Che altro c'è nella lista delle richieste? Sarebbe necessario espandere a livello nazionale la super Dia e qualche semplificazione procedurale. Ad esempio, ci sono certe potestà che non hanno termini perentori nell'espressione dei loro pareri. Una volta per tutte bisogna pensare a conferenze dei servizi con tempi certi ed espressione obbligatoria di parere dove si vota a maggioranza. Al limite si arrivi al silenzio-assenso, ma si arrivi, magari con un tempo più congruo. Altrimenti i progetti nascono già vecchi. Torniamo alla Piano Lombardia. E in particolare agli ampliamenti volumetrici consentiti per le abitazioni mono e bifamiliari. Il potenziale è forte e di grande portata economica. Certo i tempi sono stretti, e la crisi nel nostro settore non è ancora arrivata. I segnali negativi stanno cominciando ora e si concretizzano nella mancanza di progetti. Ricordo poi che il mercato immobiliare può essere influenzato anche solo dall'annuncio di un'inflazione. I beneficiari principali saranno soprattutto le tante ditte di dimensione artigianale. A questo proposito sarebbe stato importante fare rientrare gli interventi nell'ambito del provvedimento del 36, che ha determinato una profonda emersione del sommerso premiando così le imprese che operano nell'alveo della regolarità. Il rischio sommerso è dietro l'angolo. Un'altra occasione perduta? Poteva essere il momento giusto per una qualificazione delle imprese che operano nel settore privato. Qualcosa è stato fatto con il Testo unico per la sicurezza, ma non è sufficiente. Tuttavia penso che ci sia ancora il tempo per una legge in questa direzione, magari sul "modello Milano" concertato tra le parti sociali che attraverso le casse edili verifica la regolarità delle imprese. E il passaggio che prevede demolizioni e ricostruzioni? In linea teorica è interessante, ma anche qui la portata è relativa. Pensiamo, ad esempio, ai condomini: impossibile mettere d'accordo tutti. Il provvedimento è apprezzabile più dal punto di vista culturale perché si apre al concetto che l'edificio non durerà in eterno e che ci possono essere politiche di rottamazione. Per quanto riguarda il "produttivo"? La Regione ha sancito il discorso che gli edifici rimangano a destinazione produttiva: sono d'accordo con l'obiettivo del provvedimento ma credo che anche qui la portata sia limitata. Sarebbe stato diverso se nel testo fosse stato scritto che gli edifici terziari e produttivi nel rispetto ovviamente delle norme ambientali potevano essere destinate ad altre funzioni.
PIANO CASA Il Piano casa valorizzi le imprese
Il presidente di Assimpredil, Claudio De Albertis, ha espresso le sue aspettative per il progetto di legge sul piano casa, varato dalla giunta Formigoni. De Albertis chiede che le nuove regole edilizie offrano ai privati la possibilità di costruire nelle aree del residenziale pubblico. Il provvedimento prevede la possibilità per i proprietari di aree pubbliche di incrementare l'edificazione del 40 per cento. De Albertis auspicia qualche modifica nell'iter legislativo, concretizzabile con alcuni emendamenti. Egli propone due possibilità: o si rivolge a un mercato che oggi i privati non riescono a sostenere, o si integra con il concetto della densificazione.
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