I resti dell'artista finiranno in un cinerario. L'Agec: «Un museo per la lapide» Toccherà anche alle spoglie di Umberto Boccioni, ai famosi lo stesso destino dei comuni mortali. I suoi resti dovranno fare posto ad altri, ciò che rimane di lui, come di tanti altri, ridotto a poche briciole, sarà racchiuso in un cinerario. Ma di certo la memoria, di Boccioni come di tanti altri, non si può perdere: ad annunciarlo il direttore generale di Agec Sandro Tartaglia, l'azienda partecipata che da dieci anni si occupa della gestione del Cimitero Monumentale di Verona. Dopo i gridi di allarme lanciati sulla possibilità che lapidi storiche, come quella di Boccioni e molte altre, venissero rimosse e perse, ecco finalmente il progetto che dovrebbe mettere d'accordo le esigenze di spazio con il dovere della memoria che in questo luogo gelosamente si conserva. «I loculi più vecchi di cinquant'anni dati originariamente in concessione perpetua, dovranno essere liberati per necessità imprescindibili di spazio - spiega Tartaglia - in un percorso che durerà parecchio tempo, e che, entro qualche anno, raggiungerà anche il settore dove si trova la tomba di Boccioni, morto nel 1916 e sistemato qui nel 1927». È dal 1927 che le testimonianze di affetto e stima vengono lasciate sulla sua tomba, la firma più famosa è quella di Gino Severini tracciata a matita in fondo ad un messaggio che ancora si legge distintamente. I suoi pellegrinaggi si susseguono per molti anni, come quelli di Giorgio Ferrante, futurista veronese che fino al 1989, poco prima della sua morte avvenuta nel 1990 a 92 anni, non tralasciò mai di venire a omaggiare il suo maestro, morto cadendo da cavallo proprio il giorno in cui l'allievo Ferrante mancò all'appuntamento che i due avevano alla Sorte, vicino al Chievo, dove ancora la lapide che ricorda il tragico evento si trova. Quasi si sentisse responsabile della sua morte. Alcuni eredi hanno proseguito i pellegrinaggi fino a una decina di anni fa, forse erano loro che si prendevano cura delle scritte preziose, rinfrescandole perchè il tempo non le facesse sparire. Nel nuovo millennio però le tracce storiche del futurismo si fermano, e, purtroppo, si inseriscono quelle di oggi. Di chi, anche a un secolo di distanza, vuole lasciare un messaggio scritto a Boccioni. «Cosa che potrebbe minacciare le scritte storiche - spiega Sandro Tartaglia - per questo i controlli sono stati aumentati prevedendo anche la videosorveglianza ». Per alcune delle lapidi che verranno sostituite si prospetta una nuova «dimora». «Si comincerà dal primo settore, il più vecchio nell'area dell'espansione di primo '900 del cimitero - illustra il direttore di Agec - tutte le lapidi che hanno un significato per il valore artistico (molte sono scolpite o hanno elementi in ferro battuto, ndr) o per il valore epigrafico o per la memoria storica che trasmettono, saranno conservate e archiviate. In parte saranno esposte nell'ex crematorio che si trova all'ingresso del Monumentale, un'area che potrebbe diventare sede di mostre a tema sulla memoria conservata in questo luogo». E per Boccioni? «Per lui si potrebbe pensare ad una sistemazione nel Pantheon Ingenio Claris - annuncia Tartaglia - magari progettando in accordo con la commissione specifica per i Pantheon e con la Soprintendenza che ha approvato finora il progetto, ad una protezione che lo tenga al riparo da eccessi grafici ». Tante le storie che si conservano tra queste colonne. Come quella del presunto anarchico «Bepi», così ha voluto che fosse scritto sulla sua lapide chi gli ha portato per tanti anni un garofano rosso, simbolo della sua passione politica. Oggi però il garofano lo troviamo solo di plastica. Un grosso falco volteggia, fa il suo lavoro qui dal 2002, incaricato da Agec per spaventare i piccioni. La pace ritorna appena si appoggia docile sul braccio del falconiere, gli occhi ormai bendati. E insieme alla pace, purtroppo, poco dopo ritornano anche i piccioni.