Recentemente Leopoldo Armellini, già direttore del Conservatorio Pollini, constatava che durante la campagna elettorale i vari candidati non si fossero impegnati a parlare di arte e cultura. Lo scarso livello di competenza, con cui a volte qualcuno aveva trattato dell'argomento, lo portava a dichiarare che «meno il politico parla di arte e cultura, meglio è». Come non si può non essere d'accordo? Quanta nostalgia per i progetti realizzati con assessori e sindaci come Feltrin, Gottardo, Potti, Giaretta e Fantelli. Pensate alla risistemazione e catalogazione di tutte le collezioni museali al Museo Eremitani per il trasferimento dalla vecchia sede del Museo al Santo o al bellissimo progetto della «dorsale culturale» che dal Castello doveva concludersi con la ristrutturazione dell'ex tribunale di via Altinate, per il quale ci si chiede ora come possa funzionare senza una mission precisa e chiare modalità di gestione. Anche per la cultura siamo una città in stallo perché la cultura è stata amministrata e non gestita, ritenuta marginale e di scarso interesse strategico soprattutto nell'impatto potenziale sulla vita dei cittadini e nell'appeal diretto ai turisti della città d'arte. È ora e tempo di creare tra i diversi attori pubblici e privati una reale e concreta forma di collaborazione e coordinamento, una dialettica positiva di integrazione delle iniziative turistiche e culturali: per affrontare un simile impegno e raggiungere i relativi obiettivi è improcrastinabile individuare un soggetto che abbia capacità finanziarie, oltre che requisiti di autonomia e agilità tecnico-amministrativa. Credo sia evidente a tutti che sarebbe molto difficile oggi trovare all'interno dell'Amministrazione il luogo organizzativo più idoneo allo sviluppo di tale progetto. Due sono le forme giuridiche che potrebbero avviare nuove modalità di gestione della cultura: Istituzione e Fondazione di Partecipazione. Comuni come Bologna o Roma già da anni hanno adottato l'Istituzione, che ha però già mostrato limiti propri della sua natura, di fatto struttura comunale rigida e lenta, con scarsa capacità attrattiva nei confronti dei privati. Milano, Torino, Venezia, Rovereto e altre città italiane hanno preferito invece la Fondazione di Partecipazione che, agile nella struttura e dotata di personalità giuridica di diritto privato, è capace di realizzare una sostanziale collaborazione Pubblico- Privato e garantisce il controllo delle finalità pubbliche dell'Istituto; è inoltre un organismo a struttura aperta che può aggregare una pluralità di soggetti attorno a un progetto di alto profilo: istituzioni, enti pubblici, imprese e privati cittadini possono aderire apportando risorse finanziarie, beni mobili e immobili, servizi, know how e professionalità. Con la Fondazione le imprese e le aziende private entrano a far parte del Consiglio di Amministrazione con un proprio rappresentante, collaborano alla gestione, partecipano alla definizione degli obiettivi e verificano l'impiego delle risorse. Proprio questa Fondazione di Partecipazione che per ora chiamiamo «Padovacultura» potrebbe diventare lo strumento operativo della Città e di tutti i soggetti che vorranno aderirvi per la valorizzazione del suo patrimonio storico, artistico, culturale e monumentale e per il suo rilancio turistico a livello europeo. già direttore dei Musei Civici e del Settore Cultura