Quando i nostri professori scrivono sulle bellezze deturpate della nostra cara Toscana, sembrano tutti affetti dall'ormai famosa sindrome di Nimby (non nel mio cortile). È un po' la versione moderna di "tutte le donne sono delle poco di buono salvo la mi' mamma e le mi' sorelle", nel senso che nessuno valuta i vari condizionamenti sia del paesaggio che delle discariche o dell'inquinamento in termini globali. Chi ha casa di vacanze sulla costa Etrusca, s'accorge della collina devastata di San Vincenzo; a chi ce l'ha in Maremma dà noia il completamento dell'autostrada Grosseto-Civitavecchia e così via, ma non considerano gli effetti benefici sugli altri. Anch'io avevo una casetta all'Elba, in campagna, in bella solitudine, quando dopo qualche anno la proprietaria delle vigne confinanti stipulò una convenzione col Comune e ne cedette una parte per il Peep in cambio di un'altra parte per lottizzazione privata. Mi spuntarono, così, a fianco tante villette a schiera che in autunno non producevano più grappoli d'uva ansonica o aleatico, ma rumori e macchine in parcheggio selvaggio perché i garage si trasformarono in mini appartamenti. Di fronte alle mie considerazioni su "come eravamo ", uno dei lottizzatori, milanese, mi disse: "Certo lei è un bel comunista, visto la bandiera che issa sul suo pennone: voleva godersela in solitudine questa meraviglia di isola, e noi che produciamo per voi per undici mesi all'anno, dovremmo continuare a contentarci degli alveari dell'Adriatico e lasciare solo a voi pochi fortunati di godere della natura e delle bellezze di un'isola?". E allora mi misi a riflettere. In effetti anche la bellezza e l'ambiente devono essere democratici e non aristocratici, cioè devono essere goduti dal maggior numero possibile di cittadini e non essere riservati ad un ristretto numero di beneficiari. Allora, seppur con le dovute regole e condizionamenti, via all'autostrada, via alle case di vacanza, via alle sagre popolari, via ai capolavori viaggianti di maniera. È giusto che anche " il popolo" possa sentirsi partecipe delle bellezze dei vari luoghi e le possa godere come prima facevano solo i pochi privilegiati del "gran tour ". Ecco allora le autostrade che feriranno anche il paesaggio, come per esempio il tratto a noi usuale da Livorno a Rosignano, ma se non altro aprono un sipario su uno spettacolo meraviglioso di colline verdi, di casolari, di cipressi, di colori anche a chi prima non aveva modo di vederlo. Anche questo è un modo per educare al bello che prima - senza le autostrade, le sagre popolari, i capolavori viaggianti, i miniappartamenti per le vacanze in località preziose - "il popolo" non poteva avere. E allora lasciamo pure che i professori storcano la bocca perché le strade, le costruzioni e le sagre popolari, sono anche motori di sviluppo e di occupazione che se ben disciplinati, come hanno fatto in genere gli enti locali della Toscana, col supporto della Regione e delle Soprintendenze, contribuiscono all'accrescimento culturale della nostra gente, proprio in contrasto con le pur buone intenzioni dei nostri professori che non hanno certo bisogno di educazione al bello né tanto meno di arrangiarsi per arrivare a fine mese. Segr. Amm. Prov. Livorno Pubblico, naturalmente. Ma le consiglio di riflettere ancora un po': non sui pensieri profondi del lottizzatore milanese, ma su quello che stiamo togliendo ai nostri figli e nipoti.
TOSCANA - EVVIVA STRADE, SAGRE E CEMENTO
Un articolo di giornale esprime la frustrazione per la mancanza di considerazione per l'ambiente e il paesaggio toscano da parte dei professori e dei turisti. L'autore racconta la sua esperienza di proprietario di una casetta in campagna all'Elba, dove la vendita di una parte della proprietà per il Peep ha portato alla costruzione di villette a schiera e alla distruzione del paesaggio. Un lottizzatore milanese gli risponde che se i pochi beneficiari della bellezza toscana devono continuare a godersela, il resto del popolo deve accettare di non poterla godere.
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