PALERMO. Tombaroli all'assalto dei beni archeologici siciliani.Le montagne "Di Marzo" e "Bubbona" nell'Ennese e la zona di Hymera nel Palermitano, l'area di Mineo-Palike nel Catanese ed il territorio di Castelluccio, sulla Siracusa-Gela sono state saccheggiate nel corso degli anni da "agguerrite" bande di tombaroli che hanno fatto la fortuna di collezionisti e di mercanti d'arte. I tesori che si nascondono nel ventre di queste suggestive aree archeologiche della Sicilia sono continuamente sottoposti a sistematiche aggressioni. Ciò è emerso da un capillare accertamento dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Palermo che, per quattro mesi, dal primo gennaio al 30 aprile scor-si, hanno passato a setaccio i territori di quattro province isolane (Palermo, Catania, Enna e Siracusa) utilizzando anche rilevamenti aerei per monitorare dall'alto lo stato dei luoghi continuamente sventrati dai"tombaroli". Il bilancio dell'operazione «Sikanie», così è stato denominato questo accuratissimo servizio anticrimine, è stato illustrato ai giornalisti ieri mattina a Palermo dal comandante dello speciale Nucleo di carabinieri che si occupano della tutela del patrimonio culturale, il capiano Giuseppe Marseglia. 1 carabinieri hanno recuperato quasi 300 reperti archeologici nelle province di Palermo, Catania, Siracusa ed Enna, e denunciato 15 persone. Tra i denunciati, oltre a "tombaroli" residenti in provincia di Catania, anche collezionisti e mercanti di opere d'arte. "Il territorio siciliano che presenta immense ricchezze dal punto di vista storico e archeologico - ha detto il capitano Marseglia - viene sistematicamente e continuamente devastato dai "tombaroli". In tanti anni i predoni dell'arte hanno compiuto scavi all'interno d zone archeologiche che la notte non sono, purtroppo, adeguatamente protette. Ad Hymera (Palermo), a Morgantina (Enna) e a Mineo (Catania) i tombaroli effettuano periodicamente scavi clandestini danneggiando opere d'arte e preziosità archeologiche. Ai cittadini siciliani rivolgiamo un appello che è quello di segnalare la presenza di reperti archeologici in quanto si tratta di beni dello Stato. Ci si può rivolgere alle stazioni carabinieri ma anche alle soprintendenze ai beni archeologici». Tra le varie tipologie di manufatti recuperati vi sono anfore puniche e romane, "Kylix" attiche del VI-V secolo avanti Cristo,"Lekythos" del V secolo avanti Cristo, coppette, lucerne, rare bottiglie di vetro soffiato risaenti al V-III secolo avanti Cristo, "Oinochoe", ed un ingente quantitativo di monete di bronzo di varie dimensioni e peso riconducibili ad antiche zecche siciliane attive dal V secolo avanti Cristo al Medioevo. I reperti archeologici sono stati sequestrati in casa di collezionisti, che avevano attrezzato dei piccoli musei in salotto, o in magazzini di pertinenza di "tombaroli" in attesa di essere consegnati ai mercanti d'arte che li avevano ordinati. I reperti sono stati ritenuti di grande pregio e valore artistico dai tecnici delle quattro soprintendenze interessate dai ritrovamenti dei militari dell'Arma. Già oggi il materiale sarà consegnato agli archeologi per la catalogazione e la sistemazione in antiquarium e siti museali dell'isola. I carabinieri hanno sequestrato a Paternò un metal-detector in grado di captare materiale metallico sino ad una profondità di 4050 centimetri. Gli scavi clandestini, hanno appurato i carabinieri, hanno provocato danni a decine di oggetti che, nella frenesia di completare l'operazione illecita, sono stati irreparabilmente lesionati. E' stato riscontrato che i reperti archeologici sono stati depredati ad Hymera, a Mineo-Palagonia, nella zona di Morgantina-Aidone (in aggiunta ai monti "Di Marzo" e "Bubbona") e nella zona archeologica di Castelluccio. Gli investigatori hanno accertato anche che un'area già sottoposta a scavi archeologici e ben custodita, come quella di Selinunte (Trapani) ancora adesso è oggetto delle attenzioni di "tombaroli".