IL PUNTO L'elenco delle occasioni in cui Silvio Berlusconi avrebbe fatto meglio a mangiarsi la lingua, o in ogni caso, se non proprio a tacere, a usare espressioni diverse ovvero a far seguire subito alle parole i fatti, è notoriamente lungo. Purtroppo per lui, non sembra che l'esperienza gli abbia insegnato a moderare i termini, a evitare certe battute, a tradurre in iniziative i progetti, men che mai a non dir nulla quando fosse il caso. L'attuale campagna elettorale abbonda di esempi. D'improvviso, ai primi di marzo, il presidente del Consiglio lancia l'idea di quello che poi si è definito, forse impropriamente, «piano casa». Un'idea popolarissima, con accoglienza eccezionalmente favorevole da parte dei cittadini e di molte categorie. Una trovata senza dubbio dovuta al fiuto personale di Berlusconi, e non a suggerimenti di collaboratori, com'è dimostrato dal fatto che in fretta e furia si è dovuto mettere insieme, maldestramente, un disegno di legge. Siamo a giugno, e ancora si deve partire. Il governo approverà il decreto-legge solo dopo le europee. E tutto, perché Berlusconi non ha tenuto alcun conto delle competenze delle regioni, che da allora si sono fatte in quattro per rovinare un progetto in sé encomiabile. Il ricorso a una legge d'iniziativa popolare per tagliare il numero dei parlamentari (altra geniale trovata berlusconiana) sarebbe eccellente. Lo dimostra la precipitazione con la quale i partiti di opposizione si sono sbracciati a dirsi d'accordo, e anzi a rivendicare la primogenitura nello sforbiciare le Camere. Ancora una volta la sensibilità di Berlusconi gli aveva indicato una strada di straordinario successo: ma che cosa ha fatto, in concreto, dopo l'annuncio? Eppure la pressione popolare di centinaia di migliaia di firme (addirittura messe sotto una semplice petizione, neppure un progetto di legge) significherebbe una vittoria di Berlusconi. L'incredibile vicenda Noemi non sarebbe giunta all'odierna abiezione se Berlusconi non avesse ritenuto di chiuderla (sic) con la sua semplice presenza da Bruno Vespa. I veri guai sono cominciati dopo, ed è ovvio che piccole (o grandi) menzogne, reticenze, contraddizioni vengano rinfacciate con violenza, senza che ormai si riesca più a porvi rimedio. Il silenzio, adesso, sarebbe ammissione di colpa; il parlare si tramuta, in concreto, in un rimestare fango. Un bel tacer non fu mai scritto, sarebbe il caso di dire, ma il carattere di Berlusconi è tale: non si riesce a renderlo razionale. Il presidente finisce, così, o col limitare le conseguenze positive d'iniziative intelligenti o col danneggiarsi con le proprie mani.
Piano casa, chi l'ha visto? Vincono i veti delle regioni
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha lanciato l'idea di "piano casa" durante la campagna elettorale, un'idea popolare che ha ricevuto un'accoglienza favorevole. Tuttavia, il governo non ha approvato il decreto-legge necessario per implementare l'idea, a causa della mancanza di competenze delle regioni. Berlusconi ha anche proposto una legge d'iniziativa popolare per tagliare il numero dei parlamentari, ma non ha fatto nulla per implementare l'idea. La pressione popolare per firmare la petizione ha portato Berlusconi a ritenere di aver vinto, ma in realtà i problemi sono cominciati dopo, con piccole menzogne e reticenze che vengono rinfacciate con violenza.
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