Via dei Cerchi pedonale, scavi al Circo Massimo, l'Aventino affacciato sul Tevere e nuovi accessi al Palatino: professor Eugenio La Rocca, lei è sovraintendente comunale ma anche archeologo e lo saprà: qualcosa nel cuore di Roma si prepara a cambiare. Qual è il senso complessivo di questi interventi? «Trovare un punto di equilibrio tra le esigenze della città moderna e quelle dei ritrovamenti antichi». Nello specifico del Circo Massimo? «C'è un progetto di risistemazione dal lato di Caracalla, con il ripristino dell'assetto originario del Circo e la ricostruzione del bordo del monumento eliminando quella recinzione che crolla da tutte le parti ma per il momento evitando di ampliare l'area di scavo». Per quale motivo? «Perché la spina delmonumento che ha subito forti spoliazioni nei secoli, si trova a circa dieci metri di profondità ed è toccata da una falda acquifera. Un'impresa difficilissima». Non sarà una recinzione l'obiettivo di questo progetto... «L'intenzione è dare un'idea complessiva di quello che era il monumento senzaperò cancellare il parco moderno, creando un pendio dolce dal lato della piazza, davanti al punto dov'era l'obelisco di Axum». Quanto è grande l'area di intervento? «È due volte quella oggi identificabile come area archeologica: sono novemila metri quadrati da raddoppiare, così l'intero emiciclo sarà ripristinato». Prevede che lo scavo porterà a dei ritrovamenti? «Lo scavo porterà alla luce con certezza le fondazioni dell'Arco di Tito che, come quello che si trova sulla via Sacra, gli venne dedicato dal fratello Domiziano dopo la sua morte. Ne parlano le fonti e ne è conservato un solo frammento: la testa di un legionario che ho studiato personalmente e si trova nei depositi dei Capitolini. Era un arco magnifico, interamente decorato con rilievi. Ma lo scavo aiuterà anche a conoscere lo stato del monumento in epoca medievale». Dal punto di vista urbanistico-archeologico qual è l'idea di fondo, la strategia d'insieme che state seguendo? «È un lavoro difficile per il quale esiste una commissione di cui fanno parte anche specialisti e tecnici oltre agli assessorati comunali. Ma l'idea d'insieme è di rivalutare il modello di città ottocentesca, dove antico e moderno erano giustapposti. Un criterio che si adegua bene a quest'area della città ma che vale anche per Colle Oppio, per via dei Fori imperiali: non si può più immaginare la città senza traffico, senza la possibilità di trasporto pubblico e privato».