Crollano le Mura Aureliane. Non è la prima volta. Il fatto in s'è grave ma segnala qualcosa di ancora più grave: una omissione della tutela del patrimonio. Le Soprintendenze, soprattutto quella Archeologica, continuano ad occuparsi di cose piccole, infinitamente piccole, invece di porre l'attenzione sui grandi monumenti come le Mura Aureliane. Sui tanti tesori che costituiscono il patrimonio della prima città archeologica del mondo. Un dato emerge su tutti: le forze disponibili vengono disperse in una serie di lavori inutili. Evidentemente è l'ufficio stesso che va ristrutturato per essere messo in grado di affrontare le grandi esigenze della Capitale e dare risposte adeguate, per evitare di continuare a sprecare le energie in mille pagliuzze invece di occuparsi in modo serio della trave che è il patrimonio archeologico di Roma. Del resto la stessa Soprintendenza candidamente ammette: «Non ne sapevamo nulla». La realtà è sotto gli occhi di tutti: un puntello di qua, una transenna di là, le Mura Aureliane perdono pezzo dopo pezzo. Tutte ferite al cuore di Roma, a quel monumento a cielo aperto che andrebbe valorizzato e non abbandonato all'incuria e mandato in malora, come rischia concretamente, senza un piano organico di vigilanza e manutenzione. Così non si tutelano i gioielli della città eterna. E' ora di riorganizzare la macchina, gli uffici, l'elenco delle priorità. E magari prima del prossimo crollo.