Incrementare lo sfruttamento turistico-culturale della città è la strada su cui puntare per il futuro. A dirlo non è un critico d'arte nè un operatore turistico, ma Umberto Bertelè, docente di Strategia e sistemi di pianificazione al Politecnico di Milano. «Il linea generale afferma Bertelè in questa città possono resistere attività a valore aggiunto elevato. Rispetto a quanto avvenuto finora, però, al pari di quanto fanno altre grandi città del mondo in cui c'è una componente di terziario importante, si deve dare più enfasi alla valorizzazione turistica e culturale di Milano. La Scala è uno strumento formidabile ma non utilizzato in pieno e si è investito relativamente poco sull'arte contemporanea. L'obiettivo è di pensare a Milano anche come città turistica». Secondo Bertelè, invece, è già persa, almeno parzialmente, la sfida per diventare un punto di riferimento nel mondo delle imprese internazionail. «Si va sempre più verso concentrazioni delle direzioni su scala europea invece che nazionale e per quanto riguarda il mondo economico americano, Milano non è riuscita a vincere il confronto rispetto ad altre città. Potremmo giocarcela con le imprese dell'Est del mondo, ma servono aree a disposizione per gli insediamenti, tempi di realizzazione ridotti e di certo la perdita di voli diretti non è un elemento favorevole». Un altro elemento di attrattività per gli stranieri potrebbe essere costituito dal mondo universitario, «che la città ha un po' sottovalutato». Con spazi adeguati e a prezzi ragionevoli si potrebbero attrarre studenti dall'estero, mentre, più in generale, la connessione tra università e imprese andrebbe incoraggiata e accompagnata anche con strutture di venture capital, oggi carenti.