Bisognerà scomodare di nuovo il superlativo: audacissimo. Per il ladro (o i ladri, ancora non si sa) che hanno portato via un carnet di disegni e schizzi di Picasso dal museo dell'hotel Salé, palazzo del 1600 dove si conservano le opere donate nel 1979 dagli eredi del maestro. Nessun congegno sofisticato per scardinare allarmi, nessun azzardato e faticoso tunnel attraverso palazzi o cantine, neppure il ricorso all'antiestetico, volgare e distruttivo grimaldello. Sono entrati, hanno preso i disegni che valgono otto milioni di euro almeno e se ne sono andati. Per un furto così semplice c'è un solo precedente ma illustrissimo, sta nei libri di storia: quando, infuriante ancora la Belle Epoque, un emigrante italiano mosso da patriottiche revanche si portò via la Gioconda dal Louvre: così, avvolta tranquillamente in un giornale, approfittando del momento in cui il guardiano (erano altri tempi) era andato a fumare la pipa in corridoio. Correva il 1911. E' passato quasi un secolo ma pare che al museo Picasso i dispositivi di sicurezza non abbiano fatto molti passi avanti. La polizia li ha definiti «leggeri» e da ripensare rapidamente: è stata gentilissima. Il carnet con 32 disegni e schizzi, infatti, sarebbe stato esposto in una vetrina non chiusa a chiave e che non disponeva di allarme. Ieri mattina in rue de Thorigny, nel Marais, doveva essere il giorno di chiusura; ma era prevista una apertura straordinaria riservata agli abitanti del quartiere. Il personale è passato a fine mattinata nella sala nove al primo piano, e si è accorto che qualcosa non funzionava: una vetrina era vuota. Comunque nessun segno di scasso visto che non era chiusa a chiave. Almeno questa è stata la testimonianza resa forse un po' troppo a caldo e sincera di uno dei sorveglianti ai giornalisti. Che per sua fortuna ha preso la precauzione di nascondersi dietro l'anonimato. Perché il ministero della cultura, per anticipare le accuse di imprevidenza, ha subito replicato con stizza, smentendo: secondo la versione ufficiale la vetrina era chiusa e «non poteva essere forzata se non con l'uso di attrezzi specifici». Quello che è certo è che il museo ha subito importanti lavori di rinnovamento tre anni fa e altri di minore entità che hanno richiesto periodi più o meno lunghi di chiusura al pubblico. Un'altra era prevista questa estate, mentre nel 2010 è già annunciato il raddoppio della superficie. Le spese dovrebbero essere coperte con il ricavato di mostre delle grandi opere dell'artista organizzate in tutto il mondo. E tra le voci dei lavori c'erano anche i congegni di sicurezza da installare. Troppo tardi. Almeno per i disegni che risalgono al periodo tra il 1917 e il 1924, custoditi in un carnet dalla copertina rossa con la scritta «album» in lettere d'oro. Il loro valore si aggirerebbe sugli otto milioni di euro. Arduo sperare di rivederli presto. Secondo gli specialisti della gendarmeria che lotta contro il traffico di opere d'arte rubate, i ladri non dovrebbero incontrare difficoltà a trovare acquirenti. Il genio spagnolo è davvero adorato dai ladri: due anni fa nella casa parigina della nipote Diana Widmaier sparirono due capolavori del periodo cubista, «Maya con la bambola» e «ritratto di Jacqueline». Valore 50 milioni di euro.