Sono in salvo, ma non saranno fruibili al pubblico i resti della villa di epoca romana ritrovati l'anno scorso a Trani, lungo la costa Sud nella zona della cosiddetta seconda spiaggia, Motivo: il Comune non ha i fondi per poter sistemare l'area in maniera tale che diventino una sorta di museo a cielo aperto. Per questo, su indicazione della Soprintendenza ai Beni archeologici, lo scavo, che ha riportato alla luce sia i resti della villa che quelli ancora più datati di un villaggio Neolitico e di uno del Bronzo, è stato ricoperto con un telo che ha lo scopo di preservare il sito sia dalle intemperie che dai vandali. Ma oltre non si andrà, dal momento che rendere lo scavo visibile richiederebbe soldi che il Comune non ha. «Parte dei soldi destinati al rifacimento della costa Sud - spiega il sindaco, Giuseppe Tarantini - li abbiamo usati già per realizzare lo scavo archeologico e ora non ce ne sono più nemmeno per completare i lavori necessari». O meglio rimane una parte residua del finanziamento iniziale di 4,9 milioni di euro disposto dalla Regione alcuni anni addietro proprio per bloccare l'erosione del litorale Sud, che ora serviranno - non appena la Soprintendenza approverà la relativa perizia di variante - a completare i lavori alla costa senza intaccare gli stessi scavi e senza inserire altri piloni in cemento armato nella falesia, come invece si è fatto per tutta la zona. Ed erano proprio in corso i lavori, quando un anno fa furono individuati i resti della villa. I lavori vennero bloccati nella zona interessata e si scavò. Si scoprì quindi la presenza di resti risalenti addirittura a 6-7mila anni fa, come tracce dei villaggi dell'epoca sino ad arrivare ai resti della villa romana. I reperti individuati, come ceramiche e strumenti in selce del Neolitico, tracce di capanne con relative suppellettili del Bronzo e i frammenti di pavimento a mosaico della villa romana, sono stati tutti rimossi e potranno essere esposti nel museo archeologico che il Comune intende realizzare nel monastero di Colonna. La zona interessata allo scavo sarà invece protetta ulteriormente, modificando il progetto iniziale per il rinforzo della falesia. Cioè, mentre in tutta la zona della seconda spiaggia sono stati inseriti dei piloni in cemento armato per rinforzare la falesia, in corrispondenza del ritrovamento sui piloni saranno poggiate delle solerte che poi saranno ricoperte in pietra di Trani in modo da creare la strada, Sulla parete della falesia sarà invece creato un dirupo a decrescere. Mentre per arrestare il processo di erosione della costa sarà creato un altro frangiflutto (l'undicesimo) e i cinque a pelo d'acqua già esistenti saranno elevati rispetto al livello del mare, E' chiaro che l'aver coperto gli scavi non preclude la loro futura fruizione, «Normalmente si coprono per evitare che si deteriorino - spiega Ruggero Martines, il sovrintendente regionale per i Beni culturali - in attesa che vengano trovati i soldi necessari, E' chiaro che ogni Comune ha le sue priorità e magari a Trani ce ne sono di più urgenti degli scavi».