«Indovina chi viene a cena? Messer Giovanni Boccaccio, che forse ci leggerà una novella del suo Decameron. Quel libro di racconti audaci, dei quali ci hanno tanto parlato». Possiamo anche divertirci ad immaginare così, in stile cinematografico, una conversazione avvenuta a metà del Trecento, tra messer Davizzi e la sua signora, quando inaugurava la sua sfarzosa dimora, che poi avrebbe preso il nome di Palazzo Davanzati in una città che diventava sempre più ricca, più bella e più complicata. Quando, tra sommosse, disastri, ma anche straordinari successi commerciali e finanziari, si godevano conviti, feste, opere d'arte e musiche nelle dimore confortevoli che i ricchi, banchieri e mercanti, potevano oramai concedersi, piuttosto delle arcigne torri dei loro padri. La fantasia scherzosa, l'immagine di una serata di festa, può essere ispirata dalla re-inugurazione, fissata per domani, del Palazzo Davanzati, splendido edificio nel cuore di Firenze, costruito appunto nel Trecento per volontà della famiglia Davizzi, e poi passato nel Cinquecento in proprietà di quei Davanzati che apposero il loro stemma sulla splendida facciata, costruirono una meravigliosa altana panoramica sul tetto, arricchirono le stanze, già affrescate e luminose con mobili e suppellettili di classe. Dunque, il «Museo della casa medievale fiorentina», riapre nella sua interezza grazie all'impegno della sua attuale direttrice, Caterina Proto Pisani, alla non dimenticata passione della scomparsa Maria Fossi Todoroff, all'appoggio fattivo della soprintendente Cristina Acidini e all'aiuto della presidenza dell'Ente Cassa di Risparmio. È di per se, questo imponente edificio attorno al quale giostrarono nei secoli le vicende di una città importante, una specie di reliquia scampata a tanti pericoli: visitarla, con pazienza e amore, oggi è possibile. In due parole, i fatti che riguardano il Palazzo, sono questi. Nei secoli il centro di Firenze, trasformato a fondo dopo tempi in cui anche le regole urbanistiche erano influenzate dalla forza delle Arti e delle Corporazioni, è andato ad assumere nei fatti e nell'immaginazione, la fisionomia della città rinascimentale, segnata dalla genialità del Brunelleschi e dell'Alberti. E dunque, parlando con voluta semplicità, ricordando appunto la pazzesca avventura dell'ottocentesca distruzione del centro medievale, possiamo ancora oggi rimpiangere la complessa memoria di una Firenze due-trecentesca di gran livello, che gli stessi italiani poco conoscono, nei suoi civilissimi modi di vita. Ecco che, invece, Palazzo Davanzati, riapre nella sua interezza proprio per farci immaginare l'agio, il gusto in cui potevano vivere persone come Giotto e Boccaccio. Scampato infatti alla furia distruttiva della trasformazione ottocentesca in razionale città capitale, il palazzo ebbe la fortuna di capitare nel 1904 nelle mani di Elia Volpi, un antiquario di grande intelligenza, che assieme ad altri mercanti d'arte di alto livello (tra i quali mi permetto di ricordare il mio audace bisnonno Gustavo Volterra) seppe organizzare un restauro rispettoso delle antiche strutture, inscenando addirittura un recupero alla vita, con mobili autentici. Seppero ritrovare il Medioevo vissuto a Firenze. Erano salve le strutture, gli affreschi, le belle finestre: Volpi e i suoi trovarono l'aiuto dei migliori artigiani. Poco importa se poi gli antiquari seppero approfittare della messa in scena con vendite ed esposizioni di gran successo, in un'epoca in cui la città era meta di raffinati estimatori e turisti (Bastano il nome di un Berenson? di un Acton?) Sta di fatto che, grazie agli antiquari, la «casa medievale» fu recuperata, ammobiliata e fatta vivere in pubblico, come nessuna altra dimora pre-rinascimentale di Firenze. Acquistata dallo Stato nel 1951, Casa Davanzati ha avuto, in decenni vicini e lontani, periodi di vita piena e periodi di grandi difficoltà, o addirittura di assoluta chiusura dovuti a supposti pericoli di crollo o a mancanza di fondi e personale. Negli ultimi tempi era aperta addirittura gratis, ma soltanto in parte, perché non si poteva conseguire la sicurezza dalle impressionanti cantine, su, fino al tetto panoramico. Da domani si potrà salire per le strette, suggestive scale, fino a visitare il Salone Madornale, la sala dei Pappagalli affrescata con drappi variopinti, lo Studiolo dipinto dallo Scheggia, fratello di Masaccio, con le immagini dei Trionfi del Petrarca, la Camera nuziale con tanto di letto rifatto e culla per il nascituro. Corridoi affrescati, graffiti. E poi, grandi attrattive dell'ultimo piano. L'enorme soggiorno-cucina, dove sono esposti arnesi incredibili, lumiere di ogni genere, rocche per filare, taglieri, stacci, fruste da panna. Il tutto in prossimità di un grandioso focolare, che deve avere dato gioia e calore a generazioni di familiari e dipendenti.
FIRENZE - Il Medioevo in sala
Il Palazzo Davanzati, costruito nel Trecento per la famiglia Davizzi, è stato riaperto al pubblico dopo una lunga chiusura. Il palazzo, che ha subito diverse trasformazioni nel corso dei secoli, è stato restaurato grazie all'impegno di Caterina Proto Pisani, Maria Fossi Todoroff e Cristina Acidini. Il palazzo è stato acquistato dallo Stato nel 1951 e ha avuto periodi di vita piena e periodi di difficoltà. Oggi, il palazzo è aperto al pubblico e offre una visione unica della vita medievale a Firenze. Il palazzo è dotato di affreschi, finestre e mobili autentici, e offre una vista panoramica sul tetto.
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