LEgizio come è oggi? «Un museo che si basa su informazioni vecchie e non tiene conto degli aggiornamenti scientifici degli ultimi decenni, che solo gli egittologi sono in grado di apportare». Il Papiro di Artemidoro? «A oggi mancano certezze sulla sua autenticità, dunque è bene non esporlo. Se si è in guerra, conviene rimanere in trincea, non esporsi a situazioni imbarazzanti». Lo Statuario di Ferretti? «Unoperazione di marketing fatta allinsegna della fretta, per creare uno shock, che non deve costituire un modello e nemmeno una situazione definitiva». Non usa mezzi termini il professor Alessandro Roccati, dal 23 marzo presidente del comitato scientifico della Fondazione Antichità Egizie, che si è riunito ieri per la prima volta. Un comitato di tutto rispetto, in carica fino al 2013, in cui siedono tra gli altri Antonio Loprieno, professore di Egittologia e rettore dellUniversità di Basilea, e Gaballa Alì Gaballa, ordinario della materia in quella del Cairo, accanto ai responsabili delle collezioni egizie del Louvre e del British Museum. La sensazione ieri, al termine dellincontro, è che in via Accademia delle Scienze si stia per voltare pagina. «È giunto il momento di interrogarsi sui valori portanti di un museo fondamentale come quello di Torino, di elaborare un progetto scientifico che finora è mancato. Su questo siamo tutti daccordo allinterno del comitato». Un comitato che non ha poteri decisionali, ma che chiederà di essere ascoltato più di quanto non è successo in passato. «Non ci sono solo il progetto architettonico e lallestimento - conclude Roccati - si sente lesigenza di creare un percorso museale che tenga conto delle nuove scoperte, che nel mondo degli egittologi avvengono con veri e propri scossoni ogni dieci anni». Un primo scossone, forse, cè già stato ieri.