Dopo la lettera di Gabriele Orsini ("Il Tirreno" di sabato) mi chiedo se sono dalla parte giusta unendomi all'allarme dei professori Settis e Asor Rosa, o devo sentirmi ancora più preoccupato se un amministratore pubblico, e di sinistra, arriva non solo a giustificare, ma quasi a incoraggiare, interventi che semplicemente avrebbero dovuto non esserci, senza se e senza ma. Tra fine Ottocento e inizio Novecento si giustificò l'espansione della città con la bandiera dello sviluppo economico che avrebbe significato aumento di posti lavoro, costruzione di nuove infrastrutture e abitazioni, garanzia di migliori condizioni di salute. Insomma, benessere diffuso a chiunque. Abbiamo visto come sono andate le cose e come in un secolo questo «fiume» abbia trasformato in modo distorto e squilibrato territori urbani, pianure, colline e coste. Lo ha fatto spesso in modo libero e a proprio piacimento, in assenza di un contropotere pubblico che lo contenesse all'interno di regole e soluzioni qualitative impostate non sulla contrattazione con la rendita privata, ma sull'interesse generale della collettività. Siamo stati, noi cittadini e cosa pubblica, capaci di esercitare questo potere di equilibrio? La risposta è davanti a nostri occhi. Eppure, continuiamo a giocarci il territorio al ribasso, come se me avessimo scorte infinite, inventandoci giustificazioni ipocrite o furbesche, facendo sì che non si capisca mai di chi è la responsabiltà. Nell'attesa, ci riscaldiamo bruciando le porte di casa. Toccherà prima o poi al portone d'ingresso, ma a quel punto non servirà a niente capire di chi è stata la responsabilità... Empoli
TOSCANA - POLITICA E CEMENTO Per scaldarci bruciamo le porte di casa...
Un cittadino di Empoli si chiede se sia dalla parte giusta unirsi all'allarme dei professori Settis e Asor Rosa riguardo all'espansione della città. Secondo di loro, l'amministratore pubblico sta incoraggiando interventi che avrebbero dovuto non esserci, senza se e senza ma. Il cittadino ricorda come l'espansione della città sia stata giustificata con lo sviluppo economico, che avrebbe portato aumento di posti lavoro, infrastrutture e abitazioni. Tuttavia, questo ha portato a un distorto e squilibrato sviluppo territoriale, con la distruzione di territori urbani, pianure, colline e coste.
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