Il progetto di chiudere lo spazio pubblico progettato dallo studio Bbpr continua a far discutere Belgiojoso: "È un gioiello del Novecento milanese, non va cancellato" Il progetto ha già avuto il via libera di Palazzo Marino e i lavori per trasformare la galleria tra corso Vittorio Emanuele e largo Corsia dei Servi in un polo commerciale sono pronti a partire. Ma per fermare il piano, contestato anche dallOrdine degli architetti che lo ha bollato come un "scempio", parte una petizione. La lettera aperta è indirizzata al sindaco Letizia Moratti e sta girando nel mondo dellarchitettura e delle associazioni con lobiettivo di salvare quello che è uno degli edifici più noti progettati dallo storico studio Bbpr: "lo scalone" di corso Vittorio Emanuele, che invece il progetto punta a chiudere al pubblico (il Comune riceverà 7 milioni di euro per la cessione della servitù di pubblico passaggio) con vetrine e un polo di negozi. Il progetto presentato da un privato (Real Estate Service), però, continua a scatenare polemiche. Con un appello che, adesso, viene inviato e al sindaco per chiedere di "fermare" o "ristudiare" loperazione. Perché: "Uno degli aspetti qualificanti di Milano è larchitettura del Novecento. Si parla di migliorare la qualità urbana, ma deve essere proprio il Comune, tanto più in vista di Expo, a distruggere le sue bellezze per un riscontro economico?". Tra i primi firmatari - insieme allo storico dellarte Carlo Bertelli - cè Alberico Belgiojoso, architetto e figlio di uno dei progettisti dello studio Bbpr. Che dice: «Edifici come questo sono un patrimonio da preservare. Si dice che loperazione dovrà risolvere un problema di degrado, ma le vetrine non sono sufficienti: gli stessi risultati potrebbero essere ottenuti con soluzioni più compatibili con lidea architettonica e funzionale di partenza». Ma per i proprietari lintervento, concordato con Comune e Sovrintendenza, servirà per riqualificare larea e gli elementi identificativi delledificio saranno salvaguardati: dallo scalone, che non sarà demolito, allilluminazione, fino al pavimento. (alessia gallione)