Perchè due intellettuali ci parlano allarmati della gestione del territorio? Perchè si impegnano localmente per sollevare un allarme su come ormai si intende l'urbanistica? Ma soprattutto perchè i politici locali li ignorano sminuendo i loro segnali di allarme? Gli appelli lanciati durante la recente campagna elettorale da numerose personalità evidenziano una pratica ormai ridotta a negoziati tra privati e amministrazioni, con la perdita generalizzata dell'interesse pubblico nella pianificazione territoriale. Nell'incontro che si è svolto il 1 Giugno a Venturina, moderata dal prof.Rossano Pazzagli, sono intervenuti Vezio De Lucia e il prof. Salvatore Settis. Entrambi evidenziano come il modello di sviluppo basato sulla speculazione edilizia e la mercificazione del paesaggio e del territorio siano state favorite da politiche nazionali e locali successive. Come le pratiche della contrattazione abbiano rimpiazzato la pianificazione basata sull'interesse pubblico. Come gli introiti degli oneri di urbanizzazione siano divenuti fondamentali per tenere in piedi i bilanci delle amministrazioni comunali. I dati sul consumo di suolo in Italia nel dopoguerra sono agghiaccianti, dal 1950 a oggi abbiamo perso il 40 dei territori liberi nel nostro Paese. Negli ultimi 15 anni, se si fa un confronto tra i censimenti agricoli del 1990 e del 2005, in Italia sono spariti più di 3 milioni di ettari di superfici libere da costruzioni e infrastrutture, un'area più grande del Lazio e dell'Abruzzo messi insieme. Poco meno di 2 milioni di ettari erano superfici agrarie. Siamo un paese che cala dal punto di vista demografico e contemporaneamente riversa un mare di costruzioni sul suo territorio, edifici che non hanno più alcuna relazione con le effettive necessità della popolazione, ma sono "investimenti", beni di consumo, fonti di rendita. Dobbiamo uscire da questo modello di sviluppo, tutelare i suoli agricoli e le loro produzioni, difendere ed arricchire i nostri paesaggi (consumandoli ci stiamo mangiando la nostra prima risorsa economica, il motivo della nostra attrattività turistica!!!), incentivare attività economiche che non consumano suolo, tornare ad investire nei centri urbani per densificarli dove c'è bisogno ma dotandoli di infrastrutture più adeguate, di spazi pubblici, parcheggi, spazi verdi e limitare al massimo il nuovo consumo di suolo. La terra non ha padroni. Vezio De Lucia è urbanista. Ha ricoperto numerose cariche istituzionali e politiche: coordinatore la redazione di piani urbanistici di città quali Pisa e Napoli, direttore dell'Urbanistica al ministero dei Lavori pubblici e Assessore all'urbanistica a Napoli nella prima giunta Bassolino. E' autore di oltre cento saggi, tra cui "Se questa è una città"(Donzelli editore, 2006) e "Napoli.Cronache Urbanistiche 1994-1997(Baldini e Castoldi, 1998) Il Prof. Salvatore Settis, archeologo, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, saggista, già direttore del Getty Research Institute for the History of Art ant the Humanities di Los Angeles, già Presidente del Consiglio dei Beni Culturali. E' autore di numerosi saggi tra cui "Italia Spa"(Einaudi, 2002) Sull'incontro "La politica del cemento" leggi anche il resoconto del Comitato per Campiglia e quello del blog Compagne e Compagni
Valdicornia. La politica del cemento e l'urbanizzazione cannibale
Due intellettuali, Vezio De Lucia e Salvatore Settis, hanno lanciato un allarme sulla gestione del territorio in Italia. Hanno evidenziato come il modello di sviluppo basato sulla speculazione edilizia e la mercificazione del paesaggio e del territorio sia stato favorito da politiche nazionali e locali. La pianificazione basata sull'interesse pubblico è stata rimpiazzata dalla contrattazione tra privati e amministrazioni. Gli introiti degli oneri di urbanizzazione sono diventati fondamentali per tenere in piedi i bilanci delle amministrazioni comunali. In Italia, dal 1950 a oggi, si è perso il 40% dei territori liberi.
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