Il Comune corre ai ripari per l'Arco di Trionfo di Alfonso d'Aragona. Il capolavoro rinascimentale di Francesco Laurana, che fa da monumentale ingresso al Maschio Angioino, è tra i beni culturali napoletani più maltrattati dai vandali. A due giorni dalla denuncia del «Mattino», una delibera dell'assessore all'Identità, Diego Guida, ha stanziato una prima cifra per dar via ai lavori di recupero. Si tratta di 17mila e 400 euro, una cifra apparentemente poco più che simbolica, ma che segna comunque un'inversione di tendenza: uno scatto d'orgoglio per innescare un circolo virtuoso. Questi soldi serviranno per la prima pulizia, per cancellare gli sfregi colorati fatti con spray, pennarelli e quant'altro serve a deturpare gli antichi marmi. Se ne occuperà una ditta indicata dalla SOPRINTENDENZA ai Monumenti. Gli innamoratini dai sentimenti criminalmente plateali hanno lavorato per troppo tempo indisturbati e ci sarà bisogno di un lavoro minuzioso, poro per poro. «È il primo passo» spiega Guida. «Sappiamo che è sufficiente solo per un intervento iniziale. È che per i beni culturali napoletani così esposti ai rischi di vandalismo bisogna lavorare sulla prevenzione, sulla dissuasione». Per questo motivo, proprio l'assessore ha fatto istituire un nucleo di polizia urbana per il decoro. Una decina di persone che si occupa delle piccole infrazioni che deturpano l'ambiente urbano. Prevenzione, appunto. Perché quando il guaio è stato fatto è molto più difficile rimettere tutto a posto. «A che serve star sempre a ripulire se, una volta rimesso a posto, il primo sfaccendato sfregia l'Arco?» si chiede Mirella Barracco, presidente della Fondazione Napoli Novantanove che vent'anni fa ne realizzò il restauro. «Appena un anno dopo il recupero» racconta «l'Arco fu sporcato dal lancio di vernici rosse. Allora si decise di installare delle telecamere a circuito chiuso per controllare il monumento. Che fine hanno fatto? Non si possono recuperare? La verità è che ormai nessuno si indigna più, come avvenne allora. La coscienza civile di Napoli s'è addormentata. Per questo motivo un capolavoro rinascimentale com'è l'Arco di Trionfo viene continuamente umiliato e mortificato». Le telecamere a circuito chiuso con la registrazione di quanto avviene fuori del portone, soprattutto di notte quando i custodi non escono per paura di essere aggrediti da tossici e barboni che soggiornano là sotto, sarebbe, insiste la Barracco, un forte deterrente. «È una soluzione che va studiata con gli altri assessorati» replica Guida «perché investe deleghe come quelle alla sicurezza e alla privacy. Ma ogni strada deve essere percorsa per impedire questi scempi». Da tempo si discute anche della realizzazione di un cancello da collocare prima del ponte di legno che scavalca il grande fossato. Ma non è una soluzione che impedisce vandalismi premeditati come fu, a suo tempo, il lancio di vernici, bloccherebbe solo chi usa l'ingresso del Maschio Angioino come un dormitorio, quei disperati senza tetto che hanno costruito ricoveri di cartone e stracci nei giardinetti di oleandri a ridosso del Castello, supplemento di colore (luridamente metropolitano) per i turisti che si accalcano al botteghino dei pullman del City SightSeeing.
CAMPANIA - Il Comune corre ai ripari per l'Arco di Trionfo di Alfonso d'Aragona.
Il Comune di Napoli ha stanziato 17.400 euro per il recupero dell'Arco di Trionfo di Alfonso d'Aragona, un capolavoro rinascimentale maltrattato dai vandali. La cifra serve per la prima pulizia, cancellando gli sfregi colorati fatti con spray e pennarelli. L'assessore Diego Guida spiega che è solo il primo passo e che bisogna lavorare sulla prevenzione e sulla dissuasione per evitare ulteriori danni. La Fondazione Napoli Novantanove, che ha realizzato il restauro vent'anni fa, sostiene che le telecamere a circuito chiuso sarebbero un deterrente efficace.
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