Dopo le dimissioni, Brancoli traccia un bilancio di due anni di amministrazione Manca un progetto di sviluppo e tutto è bloccato. Quello che è stato fatto finora era stato impostato dalle giunte precedenti LUCCA. Il cantiere dell'ospedale bloccato. L'urbanistica paralizzata. Il piano della sosta fermo, la grande viabilità ancora in panne. Per non parlare del Piuss, il progetto di recupero sostenibile del centro storico «fumoso e inconcludente». Marco Brancoli Pantera, ex candidato sindaco, alleato di Mauro Favilla, si toglie qualche sassolino politico dalla scarpa. All'indomani delle dimissioni da consigliere comunale, Brancoli - che solo un anno fa ha contribuito a salvare la maggioranza, dando una spallata a Governare Lucca, vera opposizione interna al centrodestra - ammette che l'esperienza amministrativa di questi due anni è stata negativa. Perché non solo la città non è cambiata, non solo non ha un progetto di sviluppo, ma è addirittura più sciatta, più trascurata di prima delle ultime amministrative. Non a caso, Brancoli Pantera (ex capogruppo dell'Area di centro) ribadisce che tutto quello che finora è stato fatto a Lucca era già stato impostato dalle amministrazioni precedenti. Comprese quelle di Pietro Fazzi, ex alleato di lista alle ultime amministrative che oggi, proprio grazie alle dimissioni di Marco Brancoli, ritorna in consiglio comunale. Come spina nel fianco del Pdl. Brancoli, lei si è dimesso pochi giorni fa dal consiglio comunale. Ma come giudica questa esperienza? «Dal punto di vista umano è stata un'esperienza positiva; tutti i consiglieri e gli assessori singolarmente mi hanno trasmesso qualcosa; anche sul piano politico è stata certamente positiva: sono entrato in consiglio comunale da solo e intorno a me si è poi venuto a consolidare un gruppo di quattro consiglieri (l'Area di centro) con lo scopo di rafforzare la maggioranza. Lo ritengo un fatto molto gratificante. Ma sul piano amministrativo il bilancio non mi pare possa essere sufficiente. Ho trovato una maggioranza spaccata, spesso con divisioni anche interne ai gruppi, incerta, titubante, scollegata, senza una linea guida o almeno una persona che ne potesse costituire il punto di riferimento. Neppure il sindaco, che pure questo problema ha avvertito, è riuscito ad amalgamare la coalizione. Di qui, almeno in parte, le incertezze sul piano amministrativo: insomma, per riprendere Flaiano, "indecisi a tutto"». Vista questa analisi, come giudica la città dopo i primi due anni di amministrazione Favilla? «A mio parere la città sta peggio perché è mancata una precisa linea politico-amministrativa, un progetto, un'idea dominante su cosa si vuole fare. La città appare più trascurata, tutte le cose realizzate sono state programmate dalle amministrazioni precedenti mentre i progetti nati in questi due anni mi sembrano confusi o approssimativi». Qualche esempio? «Ce ne sono molti. Basta pensare alla questione dei parcheggi per residenti mai risolta, quella dei varchi telematici che ancora non sappiamo quale fine faranno. L'urbanistica è paralizzata e i professionisti, architetti, ingegneri, geometri non sanno neppure più a chi rivolgersi. Intendiamoci, io non mi scandalizzo per un progetto imponente come quello di viale Einaudi a S. Anna (con 200 appartamenti, centro commerciale, albergo, multisala cinematografica, negozi e uffici): il piano è stato approvato dal commissario prefettizio e il sindaco Favilla, per ridimensionarne la portata, ha seguito l'unica linea possibile che è quella della trattativa con i privati (il gruppo Valore, ndr) che ha maturato diritti. Mi preoccupa di più il blocco del settore, l'assenza di una politica urbanistica: si dica, ad esempio, che si vuole cementificare tutto eliminando il verde o che si vuole congelare tutto il territorio. Nessuna delle due ipotesi mi trova d'accordo, ma almeno ci sarebbe una linea da seguire. Sulla viabilità è lo stesso: la circonvallazione, ormai diventata una strada urbana, è distrutta dal traffico pesante, ma per gli assi nord-sud ed est-ovest non si fa un passo avanti concreto. Non vorrei che si perdesse l'occasione come è già successo in passato, quando la Salt era disposta a realizzare la complanare a proprie spese». Lei è stato sempre critico anche nei confronti del Piuss: perché? «Perché è un progetto faraonico che proprio nella fase progettuale, presenta a mio parere molte lacune. E lo trovo difficilmente realizzabile». Quali sono, secondo lei, le lacune più gravi? «Ad esempio l'intervento su porta S. Anna, che poi si chiama porta Vittorio Emanuele: si parla di ricostruire il vecchio castello, con un'idea che mi pare poco percorribile. Poi prendiamo la questione della cancellazione dei 500 posti auto in città, 200 per residenti, 300 per non residenti. Dove si recupereranno? Si ventila un parcheggio sotto lo spalto di S. Anna: a parte che il progetto non è inserito nel Piuss, il Comune è certo di ottenere il permesso a costruire un'opera simile?». Non sembra ottimista per il futuro della città. «No. Eppure le occasioni per la città non mancano di certo. Basti pensare a quale volano per la economia cittadina rappresenterebbero tre grandi cantieri da aprire quasi subito: il nuovo ospedale, il complesso polifunzionale contenente il nuovo stadio e il nuovo carcere. Tre grandi opere, indispensabili per la città, che non costerebbero un euro al Comune (l'ospedale a carico della Regione e dello Stato, il complesso di San Donato a carico di privati e il carcere a carico dello Stato). In cambio il Comune incasserebbe cifre ingenti per gli oneri di urbanizzazione e la città ne avrebbe dei vantaggi immediati per la ricaduta sulla nostra economia e futuri. Fra l'altro il nuovo carcere fuori città, peraltro indispensabile se si vuole davvero la Corte di Appello, permetterebbe di risanare un quartiere cittadino con l'abbattimento, in primis, di quell'orribile muro in cemento armato che si vede dalle Mura. Non vorrei che si ripetesse quanto accadde oltre venti anni fa con la complanare che la Salt avrebbe realizzato a sue spese: dicemmo di no e la città è ancora in attesa di un asse est-ovest». L'ospedale è bloccato, però, per una battaglia contro la localizzazione a San Filippo rispetto alla quale anche lei era contrario. «Ho sempre detto che per me la localizzazione ideale sarebbe la zona del Campo di Marte o, in alternativa, il Molino Pardini, in modo da abbattere quel mostro di struttura. Ma se la battaglia per il cambio di ubicazione è persa, prendiamone atto e non perdiamo l'occasione di costruire l'ospedale a San Filippo. Sarebbe folle perdere i finanziamenti pubblici». Ma anche sul nuovo stadio non c'è un accordo in maggioranza. «Io credo che sia necessaria una struttura sportiva polivalente. Tuttavia prima bisogna valutare il progetto». Viste queste sue dichiarazioni, davvero le sue dimissioni sono state provocate da problemi legati alla sua attività professionale? «Sì. Gli impegni come consigliere comunale, come capogruppo e come presidente di commissione mi tenevano per molto tempo fuori dallo studio e ciò, in questi due anni, ha inciso pesantemente ed anche economicamente sulla mia professione. Per noi professionisti gli ultimi anni di carriera sono determinanti per stabilire il trattamento pensionistico che percepiremo una volta cessata l'attività. Questo mi è sembrato un sacrificio troppo grande non soltanto per me ma anche da imporre alla mia famiglia». Sulla sua scelta non è pesato per nulla il fatto che non le sia mai stato dato un incarico di visibilità, visto che per la maggioranza la sua funzione era quella di restare in consiglio per non fare entrare l'ex sindaco Fazzi, primo dei non eletti della sua lista? «A livello di amarezza ha pesato e anche molto, ma a livello di scelta effettiva no. Il motivo è stato professionale».