Così Flavia Petrelli, la storica dell'arte della Soprindentenza, definisce il monumento funebre a Don Pedro de Toledo. Nell'abside della chiesa di San Giacomo degli Spagnoli mostra i lavori di recupero sui marmi e sulle figure del sacello. «Eppure - aggiunge con amarezza - saranno ben pochi quelli che lo potranno ammirare dopo questo restauro che l'ha riportato all'originario splendore». La tomba, che conserva le spoglie mortali di Don Pedro de Toledo, accanto a quelle della moglie, la nobildonna Maria Osoria Pimentel, stava letteralmente cadendo a pezzi, tante erano le fratture del materiale marmoreo. Ancora più numerose le parti in rilievo e quelle delle statue scollatesi nel corso degli anni per l'ossidazione dei perni che le tenevano unite tra loro. Ora è tutto recuperato e restaurato con gli interventi di Francesco Esposito. Il sepolcro, dalla superficie che supera i cento metri quadrati, fu realizzato nella chiesa detta di San Giacomo degli Spagnoli, oggi inglobata appunto nell'edifico che fu sede dei Ministeri Borbonici e che da lei prende il nome di Palazzo San Giacomo, ovvero la sede del Comune di Napoli. E appunto al Comune si è rivolta Petrrelli per sollecitare un interessamento con la società che tiene aperti e gestisce già altri monumenti religiosi cittadini. Ha ricevuto assicurazioni, le è sembrato che ci fosse interesse ad aprire la chiesa, ma intanto, l'edificio, salvo rarissime occasioni, resta inaccessibile. «Quel restauro condotto in modo attento e rispettoso, evitando interventi con strumenti elettrici sui marmi - sottolinea il soprintendente Nicola Spinosa - è stato importante per diversi motivi ma soprattutto perché al personaggio, don Pedro de Toledo, si deve se la città da borgo medioevale qual'era ancora nel '400 si trasforma del tutto diventando una vera e propria capitale del mondo. Ecco, bisognerebbe che il Comune si attivasse per rendere fruibile il monumento, anche perché si trova proprio lì accanto». Don Pedro Alvarez de Toledo, marchese di Villafranca, arrivò a Napoli su incarico di Carlo V d'Asburgo, all'indomani della grande pestilenza che nel 1529 fece in città almeno 60mila vittime. La sua prima preoccupazione fu quella di recuperare le degradate strutture cittadine. Nel 1534 avviò la pavimentazione delle strade e favorì l'espansione oltre i confini della vecchia città. I suoi interventi sul tessuto architettonico e urbanistico cittadino furono significativi e segnarono una svolta fondamentale nella storia del regno e della sua capitale, come nel caso della ricostruzione del complesso monumentale di Castel Sant'Elmo la ventennale amministrazione, caratterizzata dal riequilibrio politico e sociale e dalla trasformazione economica ed urbana, contribuì poi a fare della città una delle roccheforti dell'Impero Spagnolo. Il sacello venne commissionato dallo stesso Viceré a tre maestri dell'epoca: Giovanni da Nola, Annibale Caccavello e Giovan Domenico D'Auria. I tre lavorarono attorno all'opera per quasi venti anni. Alla fine, le lodi e gli apprezzamenti che gli arrivarono dai loro contemporanei, quando poterono ammirare la tomba, furono tali e tante che Luigi Tansillo, poeta manierista cinquecentesco, citando Giovanni da Nola, segnò così l'evento: «Quando dopo mill'anni e mille lustri andran le genti a onorar la tomba Giovani il nome tuo rimbomba sovra quanti fur mai scoltori illustri».
CAMPANIA - Un vero e proprio capolavoro del rinascimento napoletano.
Il monumento funebre a Don Pedro de Toledo, nella chiesa di San Giacomo degli Spagnoli a Napoli, è stato restaurato grazie agli interventi di Francesco Esposito. La tomba, che conserva le spoglie del viceré e della sua moglie, era caduta a pezzi a causa delle fratture dei marmi e delle statue scollate. Il restauro è stato condotto con attenzione e rispetto per i materiali, evitando l'uso di strumenti elettrici. Il monumento è stato realizzato nel 1534 e fu commissionato da Don Pedro de Toledo a tre maestri dell'epoca. Il restauro è stato possibile grazie all'intervento del soprintendente Nicola Spinosa e del Comune di Napoli.
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