ROMA, 5 GIU - Nel 2000 l'allora ministro dei beni culturali Giovanna Melandri rifiutò l'acquisto del Cristo di Michelangelo, oggi al centro di un'indagine aperta dalla procura della corte dei conti. Lo rivela la Uil dei beni culturali, secondo cui la cifra richiesta allora era di 2 miliardi di lire, più o meno un terzo di quanto è stato alla fine pagato (3,2 milioni di euro). La parlamentare pd conferma il suo rifiuto d'acquisto: "non ci vidi chiaro - dice oggi all'ANSA - sentivo odore di bruciato, c'era il sospetto che l'attribuzione fosse perlomeno contestabile. E poi valutammo che fosse poco utile usare risorse pubbliche per destinazioni non del tutto certe". Per questo, ricorda Melandri, "rifiutai anche di incontrare il venditore, che dirottai sul mio capo di gabinetto Oberdan Forlenza". Fondamentale, spiega l'ex ministro, fu la valutazione del contesto: "considerammo che le risorse del ministero dei beni culturali sono scarse e preziosissime. E lo dico malgrado all'epoca il ministero non fosse stato falcidiato dai tagli che hanno caratterizzato le gestioni successive dei diversi governi Berlusconi, che hanno sempre considerato risorse sprecate l'investimento per la cultura. Il mio - conclude - fu un gesto precauzionale, precauzione che ritengo dovuta quando si amministrano opere pubbliche". Si trattò, conferma poi anche Forlenza che però non ricorda l'esatta entità della cifra che era stata richiesta, di una proposta fatta soltanto a voce che si risolse in un breve incontro. "Oggi - conclude Melandri - sono ben felice di essermi tenuta alla larga da questo acquisto e sempre più convinta che per investire fondi pubblici in un'opera d'arte bisogna avere tutte le garanzie". (ANSA).