ROMA, 5 GIU - Viene accolta con "stupore e sconcerto", ma anche con la "sicurezza che l'indagine sarà archiviata" negli ambienti del ministero dei beni culturali la notizia, pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica, di un'inchiesta aperta dalla Corte dei Conti del Lazio sull'acquisizione da parte dello Stato del Cristo attribuito a Michelangelo. "Alla base dell'acquisto ci sono pareri ed expertise di grandi nomi del settore - viene fatto notare - da quello del direttore dei musei vaticani Antonio Paolucci alla responsabile del polo museale di Firenze Cristina Acidini, allo storico Giancarlo Gentilini". E soprattutto, si sottolinea, il contratto ha avuto l'ok della Corte dei Conti. La procedura di acquisto dell'opera, puntualizzano fonti del ministero, è cominciata prima dell'arrivo al ministero di Sandro Bondi, attraverso i pareri dei comitati tecnico scientifici e attraverso le expertise degli esperti del settore. Appena insediato, il ministro ha avuto il dossier e lo ha ritenuto "interessante", perchè erano stati dati tutti pareri. Bondi, precisano ancora dal ministero, ha lasciato che la amministrazione continuasse soprattutto perchè la Corte dei Conti ha registrato il contratto di acquisto, registrazione che vale come giudizio di legittimità preventivo. Sulla base di questa registrazione c'è stato quindi il pagamento. Quanto alla decisione presa dai tecnici ministeriali, era stato il direttore generale per i beni artistici e architettonici Roberto Cecchi, a sottolineare, a dicembre del 2008 quando l'opera è stata presentata alla stampa nella sede dell'ambasciata di Italia presso la Santa Sede, che non si era trattato di un "acquisto d'impeto. Ci sono voluti due anni di consultazioni -aveva detto Cecchi - per arrivare all'acquisto e tre sedute del comitato tecnico scientifico". Resta il fatto che non è stata mai rinvenuta una documentazione che accerti, al di là di ogni dubbio, l'autografia del piccolo crocifisso ligneo: "non esiste la certezza documentaria ma i confronti stilistici fanno pensare molto ragionevolmente fondata l'attribuzione a Michelangelo", ha ammesso a suo tempo Paolucci, per il quale si è trattato di "un acquisto doveroso". (ANSA).