CAGLIARI. Il Wwf sardo teme che, dopo gli anni in cui il Piano paesaggistico regionale aveva funzionato da antidoto contro «la corsa al cemento soprattutto nel Nord Sardegna, impedendo di edificare entro i 1.000 metri dal mare», la prevista revisione possa dare il via alla speculazione edilizia. Per questo gli ambientalisti hanno chiesto un incontro urgente al governatore Cappellacci. «Lanciamo un appello perché non venga snaturato il senso e l'efficacia del Piano paesaggistico e si mantenga fermo il principio dettato dal Codice Urbani, cui il precedente esecutivo aveva fatto riferimento», hanno affermato Luca Pinna, Gaetano Benedetto, condirettore generale del Wwf italia, e Lucia Ambrogi, responsabile delle relazioni territoriali. Gli ambientalisti sono preoccupati anche dall'ipotesi di un incremento di cubatura a chi demolisce sulla costa per ricostruire in posizioni più distanti e arretrate rispetto al mare. «Nessuno pensa realmente di spostare verso l'interno case costruite in passato sulle coste, ma tutti sperano di poterle aumentare almeno del 20 nei termini ipotizzati dal governo. Alla luce di questo la proposta di abbattimento con meccanismo premiale per costruire più all'interno rispetto alle coste sembra un diversivo utile a far passare poi ben altro», ha spiegato Benedetto. Secondo le stime dell'associazione ambientalista, l'eventuale premialità per «spostare» le costruzioni dai litorali più all'interno finirebbe per consentire aumenti di volumetrie consisenti per compensare la perdita di valore delle cubature originari e ammortizzare i costi di demolizione. «Si rischia che demolendo una villetta di 150 metri quadri sul mare», ipotizza Benedetto, «se ne possa realizzare una di 500. Questo produrrà l'aumento del valore fondiario delle terre interessate da queste delocalizzazioni, una variante dei piani regolatori e una polverizzazione ulteriore dell'edificato». Peraltro questa politica - secondo Ambrogi - pare in contrasto con la delibera con cui il 19 maggio la giunta regionale ha indicato i criteri per assegnare le spiagge alle strutture turistico-recettive, nella misura del 50 per quelle di lunghezza superiore ai 250 metri. «Così formulato, il provvedimento rischia di aprire la strada a una vera privatizzazione delle spiagge», sostiene il Wwf. Infine, il Wwf chiede a Cappellacci «un impegno specifico» perché venga confermato il ruolo della Conservatoria delle coste istituita dalla Giunta Soru.