Gigantesche, con gli enormi blocchi grigi che si sostengono l'uno con l'altro senza bisogno di malte o cemento. Ciclopiche, come le definirono gli antichi per sottolinearne l'origine semi-divina. Suggestive, nella loro capacità di evocare un'epoca di miti che, in alcuni casi, precedette anche la Storia. E' questo ci che vogliono raccontare quelle spettacolarmente ricostruite in cartongesso al centro del Grande Salone del Vitto- nano per ricordare senza indugi al visitatore che entra a visitare la mostra Le mura megalitiche. Il Lazio meridionale tra storia e mito cos'erano le incredibili mura difensivedell'antichità. Le mura in opera poligonale realizzate a secco affiancando o sovrapponendo blocchi fino a formare una costruzione megalitica con lo scopo di difendere i centri abitati a partire dal VII sec. a.C., sono le protagoniste della mostra che fino all 8 luglio rimarrà allestita al Vitto- nano. Oltre 100 opere esposte, tra incisioni, litografie, disegni, acquarelli, stampe, olii, lettere, mappe e fotografie d'epoca che, disposte sulle pareti del Grande Salone e accompagnate da filmati di Rai Teche e dell'Archivio di Stato di Frosinone, vogliono restituire al pubblico il senso della costruzione mitologica per eccellenza, misteriosa ancora oggi soltanto per l'incredibile difficoltà di riuscire a sovrapporre blocchi di pietra dal peso e dalle dimensioni smisurate senza l'ausilio delle moderne macchine di sollevamento. Tutto con un occhio particolare al Lazio del sud, in particolare alla provincia del frusinate che presenta tracce di mura poligonali in 33 dei suoi 91 comuni. «Un'opportunità prestigiosa per raccontare una delle storie meno note e pi suggestive dell'identità poliedrica e multiculturale del nostro territorio» ha sottolineato l'assessore regionale alla cultura Giulia Rodano. Quattro le sezioni in mostra: il mito, l'archeologia, la provincia di Frosinone e l'Archeoastrologia. «Per tracciare la storia di queste mura che cingono i centri storici di Atina, Alatri, Ferentino e Veroli - spiega Alessandro Nicosia, presidente di Comunicare Organizzando che ha realizzato la mostra - abbiamo scelto di documentarle con le testimonianze di Ferdinand Gregorovius, Louis Charles Francois Petit Radel, Edward Dodwell e John Izar Middleton che le raccontarono nei loro resoconti di viaggi, con le incisioni di Marianna Candidi di Dionigi e con le fotografie di Thomas Ashby».