Poteva essere salvato l'affresco crollato dalla facciata della chiesa della Madonna del Pilone». Liliana Pittarello, direttrice dei Beni culturali del Piemonte, ne è certa. L'opera raffigurava un'Annunciazione di anonimo, d'epoca barocca. L'altro ieri mattina ha incominciato a sgretolarsi e nel pomeriggio i Vigili del Fuoco, chiamati dal parroco don Gianni Tesio, hanno ritenuto necessario rimuovere i brandelli an cora pericolanti. Gli avanzi, caduti a terra, si sono polverizzati. Il caso mette in evidenza la fragilità di tante chiese. Sottolinea le difficoltà che si incontrano per diagnosticare i loro malesseri, per trovare le risorse utili a risanarli e per coordinare gli interventi necessari. E' così? «E' andata perduta una testimonianza significativa» dice Pittarello. «Pu capitare che intonaci malandati crollino a seguito di esposizione all'umidità, seguita da repentini sbalzi di temperatura, ma è molto raro che non si possa intervenire per tempo. Ilparroco avrebbe dovuto telefonarci subito, per darci modo di coordinare il da farsi con i Vigili del Fuoco. Il crollo si poteva evitare». Come? «La parrocchia era consapevole del degrado dell'affresco. In Soprintendenza è depositato un nroetto di risanamento dell'ìnta chiesa, firmato da un progettista. Un bravo tecnico non pu non accorgersi che un intonaco affrescato sta per scoppiare. Bastavano pochi punti di iniezioni di malta di calce per tamponare l'emergenza in attesa dei restauri. I Vigili del Fuoco hanno fatto il loro dovere per evitare danni a persone. Ma avrebbero anche potuto impedire il viavai sotto l'affresco, senza rimuovere i suoi resti ancora sul posto. Se ci fossimo coordinati avremmo potuto collaborare a salvare i brandelli ancora recuperabili, per poi ricomporli. Dovevamo essere avvertiti». Che cosa insegna questo caso? «Che le chiese sono un patrimonio storico fragilissimo, con poche risorse per rimediare i loro malesseri. Vanno alla fine anche loro, come tutte le cose. Per tutelarle bisogna darsi delle regole urgenti, da seguire in casi simili». Sono stati censiti i problemi di degrado delle chiese torinesi? «Stiamo realizzando un catalogo di tutti i beni culturali del Piemonte. Ma è un lavoro in corso, non ancora completo. Perché non abbiamo pi i soldi per finirlo». La schedatura diagnostica anche il degrado? «Sì, ci sono anche indicazioni sul degrado, ma è evidente che questo pu ampliarsi nel tempo. Riesce così difficile dire quanto è il fabbisogno economico necessario per eliminarlo. Se pensiamo alle risorse necessarie per le sole chiese di Torino si deve parlare di una cifra di milioni di euro. Ogni chiesa ha i suoi problemi particolari, che vanno valutati caso per caso». Come si procede? «Tutti gli anni, quando bisogna programmare le risorse, ci coordiniamo con le Curie piemontesi. Facciamo i conti dei fondi disponibili: quelli ordinari, quelli provenienti dall'otto per mille delle dichiarazioni dei redditi e quelli offerti dalle fondazioni ex bancarie e dalla Regione. Ma il tutto è sempre insufficiente». direttrice dei Beni culturali del Piemonte