La prestigiosa guida del Touring Club Italiano definisce Firenze «per tre secoli regina delle Arti, focolare della cultura, del pensiero e della lingua italiana». Dai quei «tre secoli» è certamente escluso il ventunesimo perché chi dovrebbe farsi carico del rispetto di arte, cultura, pensiero e lingua a Firenze, agisce in maniera inspiegabile. Poco oltre Peretola e il Galluzzo, la percezione di Firenze è quella di una città d'arte e di cultura. In pratica gran parte dell'appeal del capoluogo toscano si basa proprio su questi elementi. Ma i turisti che arrivano a Firenze - milioni ogni anno - che cosa trovano? Fanno lo slalom fra cantieri e venditori abusivi e, una volta nggiun to il piazzale degli Uffizi, fanno ore di coda per entrare nel museo pi famoso d'Italia, per ammirare capolavori di assoluta eccellenza e per accorgersi che, talvolta, ben 11 sale su 35 sono chiuse (quasi un terzo!) così come dal museo mancano decine di opere perché in prestito o in restauro. Spostandosi di poche centinaia di metri - saltando accuratamente il Bargello perché, nonostante ospiti opere di enorme valore e la pi importante collezione di Donatello, guide e tour operator non lo considerano... - i turisti approdano alla Galleria dell'Accademia dove è custodito il Davie?, il capolavoro di Michelangelo che l'assessore alla Cultura della Regione Toscana, Paolo Cocchi, voleva spostare per decongestionare il centro. Un'uscita, la sua, che vale una campagna elettorale. Fatto questo giro, i turisti che cosa trovano? Musei spesso chiusi nei giorni di festa e dawero poche idee innovative per una città che della propria immagine culturale nel mondo ne ha fatto una bandiera. Una novità in questo scenario doveva essere reppresen tata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, nel cui board plurigriffato figura anche Lorenzo Bini Smaghi, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea. Raccogliendo la non facile eredità di Firenze mostre, in due anni la Fondazione Palazzo Strozzi - che tn i fondatori annovera tre enti pubblici come il Comune di Firenze (che nel 2009 erogherà 800mila euro), la Provincia e la Camera di Commercio, e pu contare anche sui soldi della Regione Toscana - ha messo a segno una lunga serie di risultati negativi che, unitamente all'innegabile calo delle presenze turistiche a Firenze, hanno messo in crisi anche i progetti espositivi futuri, cioè al taglio di una mostn prognmmata nel 2010. Quasi avoler cercare una giustificazione, alla recente presentazione del report 2008, Bini Smaghi aveva detto che la missione della Fondazione Palazzo Strozzi «non è solo la quantità degli ingressi a una mostra ma fare cose alternative al Polo Museale». Affermazione condivisibile fino al momento cui non ci si accorge che la mostn pi attesa del 2010 - quella non tagliata - è dedicata al Bronzino e che tra i cuntori figura Cristina Acidini, la soprintendente proprio di quel Polo Museale indicato da Bini Smaghi. Una contraddizione evidente. Proseguendo l'analisi della cattiva gestione della Fondazione palazzo Strozzi, Bini Smaghi aveva pronunciato slogan del tipo «l'importante è trovare equilibrio tra qualità e quantità» in fatto di scelta di mostre, oppure «se ogni anno facciamo un Botticelli (la mostra del 2004 fu visitata in media da 2500 persone, ndr) non aiutiamo a far progredire la città». Risulta difficile esser d'accordo con il membro della BCE, perché è evidente che neanche con i tagli delle mostre, le riduzioni di bilancio e i ricavi in picchiata, la Fondazione e la città progrediscono. Al contrario, sono proprio le idee e il conggiodifaremostre come quelle su Botticelli e Fiippino Lippi che alla lunga pagano. Se prendiamo ad esempio l'attuale mostra dedicata ai 400 anni dell'utilizzo del cannocchiale da parte di Galileo, in corso a Palazzo Strozzi, vediamo che la media giornaliera dei visitatori è attestata sulle 850 unità, ben lontane dalle 1200 utili per coprire i costi dell'esposizione che superano abbondantemente i 2 milioni e mezzo di euro. Quello dei soldi spesi male per la cultura a Firenze è un punto dolens che abbiamo affrontato varie volte su questo giornale e che non è mai stato risolto dalla Giunta nelle ultime due legislature, soprattutto per l'inadeguatezza degli assessori alla Cultura che si sono succeduti. Senza contare quello che - nel caso che alle prossime elezioni comunali di Firenze la spuntasse il centrosinistra - è l'assessore in pectore di Matteo Renzi, cioè Dario Mar- della, che nella passata legisla tura ha presieduto la Commissione Cultura che non ha mai inciso sulla politica culturale del Comune di Firenze, ma anzi distinguendosi per i cronici ritardi con cui affrontava le questioni. Per cui la sua nomina a assessore alla Cultura sarebbe salutata non certo con entusiasmo ma con viva preoccupazione, anche perché durante la campagna elettorale da Nardella non sono venute grandi idee per risolvere le tante questioni culturali aperte. Ma torniamo al bilancio della Cultun. Tanto per far due conti, nel 2009 l'assessorato di via Ghibellina ha a disposizione (si fa per dire) circa 12 milioni e mezzo di euro, cioè poco pi del 2 per cento dell'intero bilancio comunale. E si sta parlando di Cultura, quella per cui Firenze è intasata di turisti per nove mesi all'anno. Quasi la metà di quei 12,5 milioni se ne vanno in vere e proprie «donazioni» a Fondazione Maggio Musicale (3 milioni), Gabinetto Vieusseux (1 milione) e Fondazione Palazzo Strozzi (800mila euro). Il resto, come si comprende, è spalmato lungo una miriade di capitoli che attengono alla cultura, alcuni utili, altri che non dimostrano affatto necessità ma sottendono altri tipi di interessi. Anche qui gli esempi non mancano e aiutano a capire meglio come sta la questione. Nel 2008 il Servizio Belle Arti di Palazzo Vecchio - che si deve occupare della manutenzione ordinaria non solo di edifici (compresi luoghi di culto) ma anche di statue, tabernacoli, ponti, loggiati etc... - aveva a disposizione 473.512 euro. Ben poca cosa se si considerano i reali bisogni di una città «antica» come Firenze. Bene, nel 2009 questa somma è scesa a 31 Omila euro. In base a quale logica si fa una mossa del genere? Dall'altra parte c'è la rassegna di incontri letterari «Leggere per non dimenticare» curata da Anna Benedetti e giunta alla isa edizione. Nel 2008 il ciclo è costato ai fiorentini 83.115 euro, mentre nel 2009 costerà 7Omila euro. Comunque una cifra enorme se paragonata all'intero comparto della Cultura a livello cittadino che sta soffrendo moltissimo. Un'altra malattia cronica di chi si occupa di cultura a Firenze è la pessima gestione degli spazi ad essa dedicati, che equivale a un vero e proprio occultamento del patrimonio culturale. Per esempio i toni trionfalistici utilizzati per annunciare la nuova vita della biblioteca delle Oblate, non sono certo in sintonia con alcuni orari adottati dalla direzione. Considerato che è la biblioteca comunale pi centrale di Firenze, il martedì e il giovedì dalle 9 alle 17 e il mercoledì dalle 9 alle 14, gli spazi a disposizione di studenti e studiosi si dimezzano perché in una delle due sale della biblioteca (la Balducci) sono ammessi solo coloro che consultano materiale escluso dal prestito (cioè fino al 1950). Il che equivale, per quasi 3 giorni su 6 di apertura, a dimezzare gli spazi disponibili. Quindi per le Oblate gli «osanna» sono dawero fuori luogo. Senza contare il ritardo con cui si apriranno (quando?) il musec della Resistenza e quello del Risorgimento. In questo secondc caso, gioverà ricordare che una parte dei materiali si trova proprio nel deposito delle Oblate, in apposite casse, ma sonc ancora alluvionati, come delle stupende uniformi garibaldi- ne e piemontesi, invisibili dal pubblico. Per esempio inserire nel bilancio della Cultura una voce del tipo «restauro opere alluvionate», certo sarebbe una novità.., ma forse è aspettarsi troppo. Come per il patrimonio dello Stato, anche su quello del Comune il fango dell'alluvione c'è ancora. Per esempio al Musec Bardini, recentemente riaperto dopo 10 anni di restauri, ce ne sono ancora molte di opere alluvionate (compresi dei liuti cinquecenteschi), ma nessunc se ne cun. D'altronde gli assessori alla Cultura di Firenze che non valorizzano il patrimonic comunale non sono una novità. Il nascente (quando?) museo delle Leopoldine, in piazza Santa Maria Novella, prima o poi accoglierà le collezioni dei dipinti di proprietà del Comune, che nel frattempo, oltre che nel deposito del Bardini, giacciono invisibili al Forte Belvedere (come la Collezione Dalla Ragione) e nella depositeria di Palazzo Vecchio, di cui in pochi conoscono l'esistenza. Considerati tutti gli spazi che il Coinune ha in gestione, cosa costerebbe organizzare delle esposizioni temporanee e farle vedere queste opere? Poco, riteniamo. Un segnale nuovo potrebbe essere l'utilizzo della Sala d'Arrne di Palazzo Vecchio, spazio piccolo e austero ma prestigioso, che ben si presterebbe alla necessità. Ma allora perché sipreferisce ospitare mostre di poco richiamo? Forse per non «pestare i piedi» ai vicini degli Uffizi? Speriamo dino. Proseguendo nell'inventa- rio delle malefatte culturali a Firenze, ecco gli errori commessi per l'arte contemporanea. La Strozzina, lo spazio in ambiente ipogeo di Palazzo Strozzi dedicato alle iniziative contemporanee, non è mai decollato effettivamente, e in questo caso forse la responsabilità va divisa tra il direttore della Fondazione. Tames Bradhur Mardella, garibaldine nell'inventario ne, e la direttrice delle esposizioni, Franziska Mori. Ma anche l'assessorato alla Cultura del Comune non è scevro da colpe: basta pensare al naufragio di Quarter e all'inesistente politica di Palazzo Vecchio di programmazione per questo tema. L'arte contemporanea è una realtà con cui Firenze deve fare i conti, non pu guardarsi indietro all'infinito e vivere solo di Rinascimento. Nel Quattrocento quell'innovativa forma d'arte rappresentava il contemporaneo che avanzava. Rifiutare a priori le espressioni artistiche del nostro tempo non aiuta, così come spendere cifre iperboliche per «aiutarle» è altrettanto senza senso. Occorre per confermare il molo di Firenze come città di cultura e d'arte, qualunque essa sia. Teniamo volutamente per ultima la questione legata agli spettacoli, che riguarda sia la Cultun sia il turismo. Per questo, in futuro, sarebbe auspicabile accorpare Cultura e Turismo a 360 gradi. Una politica di attivo rilancio del teatro vernacolare, per esempio, ridarebbe fiducia a un settore fortemente in crisi, così come andrebbe nuovamente infoltito, soprattutto in centro, il numero delle sale cinematografiche, invertendo la stntegia dell'attenzione solo verso i multisala. C'è poi l'Estate Fiorentina. Anche quest'anno Firenze si dimostn la Cenerentola della Toscana, incapace di competere con le proposte che arrivano da Lucca («Summer Festival»), Pisa («Meta Rock»), Livorno («Italia Wave», che era a Firenze e la città se l'è fatto scappare...), Pistoia («Blues Festival»), tanto per citare qualche nssegna. A Firenze mancano eventi capaci di attrarre pubblico e, anzi, la città «subirà» i cartelloni perfino di Fiesole e di Sesto Fiorentino, che con pochi euro hanno messo in piedi rassegne di spessore. A Firenze tutto ci non accade e, anzi, si preferisce progettare un nuovo teatro per il Maggio Musicale Fiorentino, spendendo almeno 110 milioni di euro, che di fatto vedrà diminuire i posti a sedere per singolo spettacolo e non risolverà i problemi della carenza di spazi per altri generi musicali. Come di- re che Firenze - l'abbiamo sottolineato varie volte - senza uno spazio adeguato (un pala- sport da almeno 1 0l2mila spettatori e uno stadio da almeno 8Omila persone) non potrà mai ambire a entnre nel circuito dei uve delle grandi star. A tal proposito gioverà ricordare che per motivi legati alle gare interne della Fiorentina, lo stadio non ha potuto ospitare concerti dei Red ot Chili Peppers, degli U2 e dei Police. Come dire che lo stadio deve essere solo appannaggio del calcio. Discorso anche giusto, se esistessero delle location alternative. A Firenze local pro inoter strutturati e conggiosi non mancano. Quel che è carente, invece, sono proprio gli spazi e la voglia di trovarli. E così, in due anni, la somma stanziata dal Comune per l'Estate Fiorentina si è ridotta a un decimo: da 1,2 milioni di euro (quando ne vennero spesi 1 OOmila solo per pagare il direttore artistico Piero Pel ) a l2Omila euro, senza che di contro cresca la quota degli sponsor. Anche perché nessuno l'ha cercata. E se da un lato l'Estate Fiorentina (quella offerta dal Comune) perde i pezzi, crescono le rassegne di organizzatori privati che utilizzano anche spazi statali («OperaFestival» nel Giardino di Boboli, i concerti alla Galleria dell'Accademia, le serate teatrali al Bargello etc...), a conferma che è solo una questione di volontà. Se questa manca - anche perché imperano superficialità e pressappochismo - si va incontro all'imbarbarimento. Così Firenze, da «culla» rischia di diventare «ospizio» della Cultura. La Fondazione Palazzo Strozzi ha messo a segno una lunga serie di risultati negativi che, insieme al calo delle presenze turistiche a Firenze, hanno messo in crisi anche i progetti espositivi futuri...
Giornale della Toscana
6 Giugno 2009
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MA
Marco Ferri
Giornale della Toscana
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