Temevano che le bombe della Royal Air Force se le fossero portate via. Erano certi che, comunque, il colpo di grazia sarebbe arrivato dalle infiltrazioni d'acqua dal tetto. Invece, sono state proprio quelle macchie d'umidità sull'intonaco a far riapparire i segni, le tracce, delle antiche pitture del Salone Barozzi, il «salotto» dell'Istituto dei ciechi di via Vivaio. Una scoperta inattesa. Una scoperta che oggi, a colpi continui e delicatissimi di bisturi e di impacchi d'acqua mineralizzata, sta restituendo all'Istituto e alla città un suo capolavoro. Stiamo parlando di un'opera di recupero davvero imponente, che il commissario straordinario dell'istituto Rodolfo Masto e tutto il personale stanno affrontando «quasi in solitaria». Il costo dei lavori è di almeno un milione di euro, una cifra che viene coperta in parte da un finanziamento della Regione. E la Regione è l'unica istituzione che dice Rodolfo Masto ha finora risposto, positivamente, all'appello per la raccolta fondi. Il resto, tutto il resto, la Milàn con el coeur in man, la Milano degli imprenditori, delle banche, della ricchezza, ecco, dicevamo, tutto quanto il resto «non ha ancora dato risposte» e soprattutto non ha dato e non sta dando aiuti concreti, cioè i soldi che servirebbero. Ma qui, nel complesso incastonato come un gioiello tra la Prefettura e Palazzo Isimbardi, con il suo parco straordinario ricco di alberi secolari, alla fine, i lavori sono ugualmente partiti quasi nel silenzio e in silenzio procedono, perché d'altronde «siamo abituati prima a fare, poi a chiedere». La fine dei restauri è prevista per la primavera dell'anno prossimo, in concomitanza con il 170esimo della fondazione dell'Istituto. Per quella data saranno ultimati il recupero delle pitture originali sulla volta del salone (il progetto è curato dallo studio Carlotta Beccaria C., sotto la supervisione della Sovrintendenza), e sarà concluso anche il rifacimento del tetto, della pavimentazione in legno e di tutta la nuova parte impiantistica. L'obiettivo è quello di inaugurare il salone che è sede ogni anno della consegna delle onorificenze civiche con un grande concerto, per sancire ancora di più lo stretto legame esistente tra l'Istituto e la città tutta. Le pitture originali che sono state scoperte sulla volta sono state realizzate intorno al 1892 sotto la supervisione dei pittori Celso Stocchetti e Ferdinando Brambilla. Erano entrambi insegnanti all'Accademia di Brera, in stile «pompeiano raffaellesco». Durante la seconda guerra mondiale, l'area fu danneggiata dai bombardamenti inglesi che colpirono il bunker dei tedeschi a Palazzo Diotti. Nel dopoguerra le pitture danneggiate vennero ricoperte con un denso strato di pittura che le nascose per più di mezzo secolo. Ora, appunto, la riscoperta e il via ai lavori: «Così restituiamo un gioiello alla città».