Caro direttore, alla fine è stato necessario l'editoriale energico di Massimo Galluppi per spingere Eduardo Cicelyn e Raffaele Bianco a intervenire sulle questioni sollevate sulla stazione di Monte Sant'Angelo, dal momento che rispondere ad un rappresentante dell'opposizione quale io sono è troppo ostico chi, chiuso nella aristocratica torre eburnea della autoreferenzialità intellettuale, considera reato di lesa maestà il minimo dissenso. Naturalmente Cicelyn sbaglia completamente impostazione e si infervora per tre quarti della sua lettera, su questioni che né io né Galluppi abbiamo posto. Il punto da affrontare è quello di stabilire fino a che punto è lecito che l'opera d'arte in un edificio pubblico può gravare in termini di costi economici e di costi funzionali. Sotto questa luce sarebbe stata accettabile, anche se non condivisibile, una risposta estrema nel senso che di fronte all'arte non devono esistere limiti economici. Ma non è invece accettabile la mezza misura di Cicelyn che chiude affermando la nostra lacunosità per non aver dimostrato l'abnormità delle cifre, e quindi ammettendo implicitamente che, se vere, sarebbero forse eccessive anche per l'opera in questione. Parlerei dunque a vanvera? Il fatto è che quelle cifre le ho prese dalla conferenza stampa tenuta da Bassolino, Cascetta e Cicelyn nel corso del vernissage alla presentazione al Madre del progetto, e dunque dalla rassegna stampa, mai smentita, dell'Ansa, di Repubblica, del Corriere e del Roma, che mi permetto di consegnare nelle sue mani a mò di garante. Cinquanta milioni di euro (cento miliardi di lire!) il costo dichiarato per realizzare la nuova stazione di Monte S. Angelo cui vanno aggiunti i costi sociali per i tre anni di ritardo (quanto valgono?), denunciati dallo stesso assessore Cascetta, ed il costo perenne per i prossimi decenni dello spreco di energia per il funzionamento e della manutenzione dell'impianto di raffreddamento. Quanto a Raffaele Bianco,che pure è intervenuto con una lettera a questo giornale, va innanzitutto notato come la sua difesa di ufficio rimarca ancora di più l'assenza dal dibattito dei veri responsabili politici, ovvero l'assessore Cascetta ed il Presidente Bassolino, che della vicenda è stato il dominus ed il beneficiario, fino ad oggi, di un'immagine di grande mecenate, sia pure con il pubblico denaro. Quindi entriamo nelle cifre esposte da Bianco, e dico subito che la cifra di 8 milioni di euro, non solo a me sembra comunque enorme, ma è anche inesatta e fuorviante. Inesatta perché bisogna comunque aggiungere i 2 milioni per il progetto, fuorviante perché è relativa solo al costo dell'opera d'arte in sé, del fagiolo-orifizio per intenderci, e non di tutti costi aggiuntivi per l' adeguamento tecnico delle strutture e degli spazi sottostanti per il collegamento alla galleria dei binari. Per questa parte preponderante la Sepsa, e Bianco dovrebbe ricordarlo, pubblicò un avviso per 46 milioni, come riportato da Repubblica e Corriere all'epoca, poi trasformato in concessione alla stessa ditta che aveva già in appalto i lavori sulla bretella. Restano quindi, caro direttore senza risposte non tanto i dubbi sul piano artistico, che pure sono stati sollevati da esperti di arte ed architettura come Giulio Pane, Sandro Raffone, Isabella Guarini, Paolo Pisciotta, solo per dirne alcuni, quanto sul piano politico cui evidentemente né Cicelyn né Bianco potevano rispondere. Sono infatti Cascetta e Bassolino che devono dire ai napoletani innanzitutto quanto è stato speso pubblicando, senza reticenze, i quadri economici della spesa relativi al progetto originario ed a quello attuale, e poi dire se ritengono di aver fatto bene a spendere quei milioni di euro in più per fare una stazione con problemi funzionali ma che permetterà di poter dire che anche a Napoli - non è l'unico al mondo - c' è il Fagiolo di Kapoor.