NAPOLI Il rapporto Unesco su Napoli visitata dagli ispettori del World Heritage Centre il 7-10 dicembre spunta sul sito Web dell'attivissimo comitato di Portosalvo. L'Unesco solleciterà al Governo il «piano di gestione» che deve accompagnare necessariamente l'importante riconoscimento del quale Napoli si fregia dal '95, quando il suo centro storico è stato dichiarato patrimonio dell'umanità. Visitata dalla direttrice del Whc Mechtild Rössler, la città non riceve come si temeva una sonora bocciatura, ma una sorta di monito con «rimando» (per il 'piano di gestione') al 2011. Il rapporto già inviato alle autorità italiane con richiesta di commenti sarà discusso alla riunione del Comitato degli Stati membri della Convenzione del Patrimonio a Siviglia del 22-30 giugno. Gli Stati metteranno a verbale conclusioni da inviare al Governo. Dopo una breve cronistoria della tutela del sito di Napoli il rapporto passa ai «problemi di conservazione attuali»: la missione del Whc ha avuto incontri locali, ha esaminato documenti, progetti e piani e visitato siti selezionati concludendo che «i valori per i quali il sito di Napoli era stato riconosciuto e la sua autenticità sono stati mantenuti» e tuttavia «in materia di integrità» osserva che «non sembra esservi un elevato grado di integrità del bene: le minacce di oggi sono da notare nella mancanza di manutenzione continua del tessuto urbano e nel problema traffico» soprattutto e le carenze «nel coordinamento amministrativo, nella salvaguardia, nell'assenza di un 'piano di gestione', nella mancanza di un approccio olistico e partecipativo con chiare priorità e criteri per i progetti di restauro ed i programmi di intervento», ritenendo che «le grandi dimensioni dei beni richiedono invece un monitoraggio continuo e grande attenzione su decisioni strategiche: tutto questo deve essere affrontato nel futuro 'piano di gestione' e nel futuro sistema di gestione» meglio se con l'aiuto «di altri esperti» impiegati anche «in regolari missioni di verifica». La missione riconosce pure «le complesse sfide che le persone coinvolte nella conservazione di questa città vivono, considerando le dimensioni del sito, il numero di abitanti, la disoccupazione» ed accoglie con favore «nuovi programmi e progetti quale motore di sviluppo sociale» e «gli interventi su importanti monumenti come la Certosa di San Martino, San Lorenzo, Castel Nuovo e Castel dell'Ovo, ritenuti esemplari», concludendo che «una delle questioni chiave è trovare il giusto equilibrio tra l'attenzione per gli edifici monumentali e la continua manutenzione del tessuto urbano, in particolare gli edifici non monumentali e le infrastrutture che pure conservano le tracce della ricca storia e dello spirito del luogo». La direzione del Whc quindi raccomanda «la manutenzione e il monitoraggio continuo del tessuto urbano, incoraggiando il processo di coinvolgimento delle parti interessate a partecipare attivamente alla cura del loro ambiente»; l'attuazione del Grande Programma Centro Storico di Napoli (da 200 milioni di fondi Ue e 80 nazionali per il 2007-13); lo «sviluppo del 'piano di gestione' originariamente previsto per il mese di dicembre 2006, ma che non è stato ancora preparato» e che dovrebbe farsi carico anche degli «effetti dannosi del traffico (inquinamento, rumore, vibrazioni) ». E di nuovo in conclusione il Whc «si rammarica del fatto che il 'piano di gestione' annunciato al 2006 non è stato preparato ed esorta le autorità a cominciare la sua preparazione, consultando tutte le parti interessate», WhcIcomos compresi, quindi «chiede allo Stato (italiano) di prendere in considerazione le conclusioni della missione e di presentare al World Heritage Centre, entro il primo febbraio 2011, una dettagliata relazione sullo stato di attuazione delle raccomandazioni nonché il 'piano di gestione' (napoletano) per l'esame da parte del Comitato del World Heritage Centre nella sua 35 esima sessione del 2011».