«Questa Biennale è un'esplosione di libertà ». Cinque mostre in meno di tre ore. Sarà pure il ministro dei Beni Culturali ma ieri per Sandro Bondi è stata più una giornata da maratoneta. Un maratoneta passato nel giro di poco dal Padiglione Venezia, ai Giardini, al Padiglione Italia all'Arsenale, all'omaggio a Pietro Cascella nel giardino delle vergini, sempre all'Arsenale, per poi visitare «L'anima dell'acqua» alla Ca' d'Oro e «Non voltarti adesso » al secondo piano del museo d'arte contemporanea di Ca' Pesaro. A ogni tappa lo aspettava un'insidia o comunque un luogo giudicato «caldo»: al Padiglione Italia le polemiche per le scelte dei due curatori Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli, al Padiglione Venezia l'incontro (mancato) col governatore Galan, messo in mezzo da Berlusconi in una contesa elettorale con la Lega; insidie annunciate anche a Ca' Pesaro per la mostra dei «secessionisti» accusati di sabotare la Biennale. Se l'è cavata dispensando complimenti per tutti, dimostrando d'apprezzare in ogni luogo «la caratteristica dell'arte contemporanea di comprendere tante tendenze, figurativo, astratto, video». Sono lontani i tempi in cui un imbarazzato presidente Croff faceva passare in velocità all'allora ministro Buttiglione la sala dove l'artista Francesco Vezzoli aveva dato sfogo alla sua creatività con un Caligola in chiave omosex. Ieri niente ha impressionato il ministro, che ha apprezzato moltissimo il padiglione dei suoi curatori: «Questo Padiglione Italia sarebbe piaciuto anche a Berlusconi - ha detto il fedelissimo del premier - sono contento di averlo ripristinato: negli anni passati si era quasi estinto, al massimo c'erano due artisti italiani, trovavo paradossale non ci fosse una presenza forte e vigorosa del nostro Paese. Ora invece siamo in grado di offrire la massima possibilità di libertà agli artisti. Perché per un artista essere invitato a Venezia alla Biennale è un momento straordinario, il massimo di una carriera». Scortato dai due curatori e dal presidente della Biennale, Bondi ha apprezzato soprattutto la prima parte, più figurativa. Ma al ministro questa Biennale è piaciuta?: «È difficile dire cosa è il bello - si è mantenuto prudente Bondi - c'è stata sicuramente la capacità dei curatori di far capire che l'arte comprende tante tendenze, sta al pubblico giudicare gli artisti più interessanti, quelli che dicono di più. Penso che questa mostra avrà successo, soprattutto di pubblico. Le polemiche preventive? La polemica è una costante in Italia, ma non è una questione politica. Anzi: la cultura di destra e di sinistra è un'anomalia tutta italiana. Bisogna valutare gli uomini di cultura per quello che sono. E alla Biennale di quest'anno vedo un segno di questa posizione ». Ragionamenti fatti mentre una vera e propria folla attendeva all'Arsenale il ministro: là un militante del Pdl che gli chiedeva di fare un ultimo appuntamento della campagna elettorale, lì il figlio di un pittore che gli rimproverava le lungaggini per l'avvio di una scuola intitolata al padre, lì la vedova dello scultore Cascella, emozionata: «Ce l'abbiamo fatta». Bondi ha promosso tutti: il presidente della Biennale, Paolo Baratta, «per l'impegno quotidiano, costante, intelligente, che anno dopo anno dà risultati sempre più apprezzabili»; il duo BB, «che hanno fatto, credo, un buon lavoro. Ci sono state polemiche prima dell'inaugurazione, penso da parte di chi non aveva ancora potuto guardare con i propri occhi», promosso Cacciari, col quale il ministro ha visto Ca' d'Oro e Ca' Pesaro: «Cacciari è una persona meravigliosa - ha detto Bondi, che della Ca' d'Oro ha apprezzato soprattutto Plessi, i video di Viola e la scultura del giovane Demetz - ha avuto una bella idea: dovremmo chiedere agli artisti di regalare un'opera della Biennale per esporla in modo permanente e ricreare così un nostro patrimonio ». L'ultima tappa del tour de force, in un'atmosfera ormai completamente rilassata, è a Ca' Pesaro, guidato dal giovane curatore Milovan Farronato e da un Cacciari ciarliero, ironico, addirittura affettuoso: «Un museo e una mostra bellissima - ha concluso il ministro - dovremmo organizzare una mostra di Sartorio alla Camera per valorizzare tutto il museo».