Si riaccende, furiosa, la polemica sul crocifisso acquistato dallo Stato come opera giovanile di Michelangelo, su quel «cristino» di 43 centimetri con la testa piegata, costato 3,2 milioni di euro. La Corte dei Conti ha aperto un'istruttoria sull'acquisto dell'opera comprata perché di Michelangelo Buonarroti, ma sulla cui paternità si discute e litiga da tempo. Un Cristo che non ha padre certo, e neppure «padrini» dal momento che il ministro ai beni culturali Sandro Bondi ha spiegato di non aver iniziato lui la pratica, l'ex ministro Giovanna Melandri ha affermato di averne bocciato l'acquisizione, l'antiquario che ne era in possesso smentisce la Melandri e dice di averlo offerto all'allora ministro Francesco Rutelli. Risultato, in attesa della sua definitiva collocazione al Bargello, le uniche due certezze sono che la Corte dei Conti vuole vederci chiaro e che non esiste documentazione che accerti l'autore del crocifisso ligneo. «Sono stupito e sconcertato per l'indagine della Corte, ma sono sicuro che sarà archiviata, dice da Roma il ministro Sandro Bondi. Alla base dell'acquisto ci sono pareri e perizie di grandi nomi del settore, da quello del direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, alla responsabile del Polo museale fiorentino, Cristina Acidini, allo storico Giancarlo Gentilini», La procedura, puntualizza il ministero, è cominciata prima dell'insediamento di Bondi; il ministro poi ha avuto il dossier e lo ha ritenuto «interessante». Il direttore generale del ministero, Roberto Cecchi, nel 2008 spiegò che c'erano voluti due anni per decidere l'acquisto "e tre sedute del comitato tecnico scientifico». «Io non ci vidi chiaro ha detto l'oggi onorevole Melandri sentivo odore di bruciato, c'era il sospetto che l'attribuzione fosse perlomeno contestabile. E rifiutai di incontrare il venditore, che dirottai sul mio capo di gabinetto. Il mio fu un gesto precauzionale, ha concluso, precauzione che ritengo dovuta quando si amministrano cose pubbliche». Sempre ieri è arrivata la precisazione di Giancarlo Gallino, l'antiquario torinese che ha venduto allo Stato il crocifisso: «Smentisco categoricamente di aver offerto il crocifisso di Michelangelo all'allora ministro Melandri nel 2000, evidentemente l'onorevole si è confusa. L'opera, ha aggiunto Gallino, è stata offerta al ministero il 5 luglio 2007 (in carica era Rutelli, ndr) e nessuno, salvo i pochi storici dell'arte che lo stavano studiando, ha avuto modo di vederlo fino al 2004. E nel 2004 il ministro Urbani mi chiese l'opera per una mostra dello Stato a Tokyo». Nella querelle, infine, è intervenuta la Uil: «L'acquisto è stato incauto dice la Uil bene culturali Nella prima riunione del comitato scientifico, il 30 ottobre 2007, la proprietà chiese 18 milioni e dopo altre due riunioni, l'ultima a febbraio 2008, il comitato non si è più riunito. Fu una sorpresa sapere a dicembre 2008 della decisione del ministero di acquistarlo sulla base del parere formulato da una commissione presieduta dal professor Arturo Carlo Quintavalle».