Lallora ministro per i Beni culturali rivela perché rifiutò lopera ora al centro delle polemiche «NON ci vidi chiaro. Cera il sospetto che lattribuzione fosse perlomeno contestabile. E valutammo che fosse poco utile usare risorse pubbliche per destinazioni non del tutto certe». Così Giovanna Melandri, ex ministro dei beni culturali, a proposito del Cristo attribuito a Michelangelo acquistato dallo Stato per 3 milioni e 250 mila euro, presentato in pompa magna alla Camera dal ministro Bondi e destinato al Museo del Bargello, su cui la Corte dei Conti del Lazio ha appena aperto uninchiesta. Come mai, si chiedono i giudici contabili, lo Stato ha deciso di sborsare una cifra di questa entità per unopera la cui attribuzione non è documentata ma sostenuta soltanto da alcuni esperti, mentre altri la contestano radicalmente? A chiamare in causa la Melandri come testimone di una valutazione quantomeno controversa anche da parte del Ministero, è stata ieri la Uil dei Beni culturali, ricordando appunto il rifiuto opposto nel 2000 dallallora ministro del governo DAlema, nonché le forti perplessità espresse dal Comitato tecnico scientifico del ministero. «Rifiutai anche di incontrare il venditore» ricorda Melandri. A consigliare la massima precauzione, oltretutto, il contesto generale dei beni culturali, le «scarse e preziosissime» risorse del ministero, pure allepoca «non falcidiato dai tagli» decisi dai «diversi governi Berlusconi, che hanno sempre considerato risorse sprecate linvestimento per la cultura». Conclusione di Melandri: «Per investire fondi pubblici in unopera darte bisogna avere tutte le garanzie». «Stupore e sconcerto» per linchiesta della Corte dei Conti si esprimono invece negli ambienti del ministero, dove si osserva che «alla base dellacquisto del crocifisso ci sono pareri ed expertise di grandi nomi del settore», da quello del direttore dei Musei vaticani Antonio Paolucci alla responsabile del Polo museale di Firenze Cristina Acidini, allo storico Giancarlo Gentilini», oltre allok al contratto della stessa Corte dei Conti.