Cinquemila visitatori in un mese per il crocifisso della discordia. Ieratico e silenzioso attende il visitatore dopo un percorso che non lascia indifferenti. Il Museo diocesano in largo Donnaregina è un tesoro nel cuore del centro antico, meno noto e visitato di altri musei cittadini. Il Cristo ligneo tanto discusso è alla fine del percorso espositivo: al primo piano del museo, nel coro delle monache affrescato da Francesco Solimena. Una teca trasparente dal microclima attentamente controllato custodisce l'esile scultura. «Me lo aspettavo più grande», commenta qualcuno. La scultura è alta poco più di quaranta centimetri e l'apertura delle braccia del Cristo disegnano una sorta di diametro di trentasette centimetri. Ma l' allestimento è suggestivo. In questa teca dunque c'è il tanto dibattuto crocifisso attribuito al giovane Michelangelo Buonarroti e pagato dal ministero dei Beni culturali più di tre milioni a un antiquario torinese. Dopo essere stato esposto a Roma, Palermo, Trapani e Milano, ora è a Napoli e ci resterà fino al 12 luglio. Al di là delle polemiche che divampano, l'inchiesta della Corte dei conti e il dibattito nel mondo accademico, il piccolo Cristo scolpito in legno di tiglio continua a incuriosire il pubblico. Anche se poco in verità. «Fino a oggi abbiamo contato più di 5 mila visitatori», dichiara Carmen De Rosa, responsabile dell'esposizione al Museo diocesano. Non è una cifra considerevole, visto che l'opera è in mostra da un mese circa. Il motivo? «La comunicazione non è stata gestita con l'anticipo dovuto, spiega De Rosa, e il centro storico paga ancora le conseguenze di una propaganda negativa». Il Museo diocesano inaugurato con il nuovo allestimento alla fine del 2008 è invece uno scrigno di capolavori e meriterebbe senza dubbio maggiore attenzione. «Manca ad esempio il turismo crocieristico e il periodo dell'esposizione del crocifisso non ha facilitato il turismo scolastico», aggiunge De Rosa. Bisognerà attendere il 12 luglio per un bilancio definitivo. I visitatori sono soprattutto studenti, laureandi, appassionati d'arte e antiquariato. Escono soddisfatti, piace l'armonia delle forme, l'espressione del Cristo morto e piace l'allestimento. C'è ancora chi tuttavia non ha visto l'opera, tra questi anche il soprintendente Nicola Spinosa che in merito alla querelle sulla paternità della scultura dice: «Non posso esprimermi sulla faccenda dell'attribuzione perché non ho ancora visto l'opera e da buon San Tommaso ho bisogno di vedere e toccare prima di esprimere un giudizio». Come lui anche altri accademici partenopei preferiscono non dare giudizi sulla paternità michelangiolesca e sul valore dell'opera (la soprintendenza di Firenze ne è formalmente custode). Resta il pregio e il fascino indiscusso di un manufatto che comunque ha più di cinquecento anni. «Michelangelo o no, è un'opera commovente», commenta una giovane laureanda in storia dell'iconografia. Il Museo diocesano è aperto tutti i giorni fino alle 19, escluso il martedì; il biglietto costa 6 euro, 3 euro il ridotto (info 081 5571 365 e www.museodiocesanonapoli.com).