Il governo smentisce il quotidiano: «La Corte dei Conti ci ha dato l'ok per l'acquisto del Cristo ». Il ministro Sandro l3ondi la liquida come la «solita meschinità» e gli esperti sembrano dargli ragione. Il Cristo crocifisso in legno di tiglio policromo, attribuito a Michelangelo Buonarroti, acquistato dallo Stato italiano per 3,2 milioni di euro sarebbe veramente opera di Michelangelo (secondo gli studiosi l'opera sarebbe stata eseguita intorno al 1495 da un Michelangelo allora ventenne). Non ci sarebbe dunque alcun fondamento per il «giallo» imbastito da Repubblica, che ha sollevato il dubbio sull'autenticità dell'opera riportando la notizia di una indagine della Corte di Conti. Notizia accolta con «stupore e sconcerto» negli ambienti ministeriali, ma anche con la «sicurezza che l'indagine sarà archiviata». «Alla base dell'acquisto ci sono pareri ed expertise di grandi nomi del settore - viene fatto notare - da quello del direttore dei musei vaticani Antonio Paolucci alla responsabile del polo museale di Firenze Cristina Acidini, allo storico Giancarlo Gentilini». E soprattutto, si sottolinea, il contratto ha avuto l'ok della Corte dei Conti. La procedura di acquisto dell'opera, puntualizzano fonti del ministero, è cominciata prima dell'arrivo al ministero di Sandro Bondi, attraverso i pareri dei comitati tecnico scientifici e attraverso le expertise degli esperti del settore, Appena insediato, il ministro ha avuto il dossier e lo ha ritenuto «interessante», perché erano stati dati tutti i pareri del caso. Bondi, precisano ancora dal ministero, ha lasciato che l'amministrazione continuasse soprattutto perché la Corte dei Conti ha registrato il contratto di acquisto, registrazione che vale come giudizio di legittimità preventivo. Sulla base di questa registrazione c'è stato quindi il pagamento. Resta il fatto che non è stata mai rinvenuta una documentazione che accerti, al di là di ogni dubbio, la paternità del piccolo crocifisso ligneo: «non esiste la certezza documentaria ma i confronti stilistici fanno pensare molto ragionevolmente fondata l'attribuzione a Michelangelo», ha ammesso a suo tempo Paolucci, per il quale si è trattato di «un acquisto doveroso». Mostrata per la prima volta al pubblico italiano nel 2004 a Firenze, in una mostra al museo Horne, la scultura era di un antiquario torinese, Giancarlo Gallino, che a sua volta l'aveva acquistata da una famiglia fiorentina. L'attribuzione al giovane Buonarroti porta la firma degli storici dell'arte Giancarlo Gentilini, Luciano Bellosi, Umberto Baldini, che hanno studiato l'opera per oltre 15 anni compiendo ricerche e interpellando anche alcuni anatomopatologi, secondo i quali l'artista avrebbe raffigurato il corpo di un trentenne morto da meno di 48 ore. Michelangelo nel 1492 era a Firenze, ospite del convento di Santo Spirito dove ebbe la possibilità di analizzare i cadaveri provenienti dall'ospedale del convento per studiarne l'anatomia, fino a padroneggiarne pienamente la conoscenza e raggiungere una straordinaria resa plastica. Una sapienza che appare già evidente, secondo gli studiosi, nel crocefisso di legno».