Sette milioni di euro spesi in oltre tredici anni. Questi i numeri relativi ai lavori di riqualificazione dell'Archivio di Stato di Napoli, ed in particolare alle opere di realizzazione della torre libraria nell'area denominata dei pozzi . Ma tanti soldi e tanto tempo non sono bastati: l'apertura del prestigioso Archivio slitterà almeno di altri due anni. A renderlo noto è l'architetto Claudio Procaccini, responsabile della Soprintendenza ai beni architettonici ed ambientali di Napoli e provincia, nonché direttore dei lavori. A consolarci c'è il fatto che l'opera, una volta completata, modificherà radicalmente l'operatività dell'archivio: vi saranno custoditi almeno 10mila volumi e sarà dotata di un'ampia sala accoglienza e di sale congressi. Procaccini già lo scorso agosto aveva annunciato l'imminente apertura della nuova sede. "Si attendono solo le disposizioni dei Vigili del Fuoco per adeguare gli impianti di sicurezza)", annunciò allora. Invece non è andata così. "Dal ministero abbiamo avuto la conferma dello stanziamento di quest'ultima tranche di fondi che ammonta a due milioni di euro ma, materialmente, non sono stati ancora resi disponibili. Se ci dovesse avvenire in tempi brevi si potrà completare il 10 delle opere murarie ancora incomplete, e quindi dare il via alla costruzione di scaffalature fatte su misura", ha aggiunto il responsabile dei lavori. "Col nuovo assetto l'edificio raggiungerà una superficie di 24mila metri quadrati, dislocati lungo i 34 metri di altezza complessiva - ha illustrato -. Saranno allestiti 16 km di scaffalature che andranno ad aumentare enormemente la superficie di stivaggio. Ogni piano sarà dotato di doppi servizi igienici ed inoltre verranno installati ben sei ascensori. Così si sopperirà alle carenze strutturali che hanno motivato gli interventi". "Purtroppo - ha concluso l'architetto - abbiamo incontrato notevoli difficoltà durante la realizzazione delle opere a causa dei reperti archeologici greco romani, medievali e moderni che abbiamo rinvenuto, e che hanno rallentato il completamento dei lavori". L'ampliamento delle aree di stivaggio è una necessità comune a tutti gli archivi nazionali. In primis a quello di Napoli, considerando la quantità di documenti storici accatastati alla meglio (atti politici, amministrativi e giudiziari degli uffici periferici dello stato), che necessitano urgentemente di un più degna collocazione. Il complesso ha sede nel celebre convento di via del Grande Archivio. E' uno dei più importanti al mondo (secondo solo agli archivi vaticani), sia per l'inestimabile patrimonio documentario custodito, peraltro in continuo aggiornamento, sia per il valore storico-artistico della sede. Qui vi sono chiostri realizzati con colonne di marmo di Carrara, altri chiostri di epoca rinascimentale finemente affrescati da Antonio Solaro detto lo Zingaro , e sale impreziosite dagli affreschi di Belisario Corenzio, il celebre maestro di origine greca presente a Napoli dalla fine del 500. L'Archivio di Stato di Napoli, rappresenta la memoria storica di tutto il Mezzogiorno, sin dal medio evo, ed in particolare dall'epoca del ducato bizantino.