«Bologna, nei confronti della cultura più che madre è matrigna»: l'aspra critica rivolta in primis alle istituzioni cittadine e ai politici alla vigilia delle elezioni, viene da una voce inusuale nel dibattito sulla carenza di fondi destinati alla cultura, è quella di don Ildefonso Chessa, dei padri Benedettini-Olivetani che gestiscono il complesso monumentale di Santo Stefano. «Non entro nei meriti dei voti che si è dato ieri l'assessore Guglielmi sul suo operato, ma vorremmo più concretezza». Proprio lo storico complesso sarà infatti palcoscenico dell'omonimo Festival, organizzato dall'associazione culturale medita, con il sostegno di Unicredit, che si aprirà il 15 giugno con l'Orchestra 1813, diretta da Massimo Lambertini, e il soprano Francesca Micarelli. Il 18, Enrico Pieranunzi e il suo concerto per piano solo, mentre il 22 sarà la volta del giovanissimo pianista russo Danil Trifonov; dedicata a Bach la serata del 24 con Matteo Messori e la Cappella Augustana. Ultimi due appuntamenti, il 25 con la flautista egiziana Reham Fayed, accompagnata al piano da Corrado Ruzza, mentre il 29 chiuderà la rassegna la pianista ucraina Anna Kravtchenko, con i Filarmonici del Comunale di Bologna. L'intero incasso delle serate verrà devoluto per la salvaguardia del complesso monumentale di Santo Stefano che necessita di lavori di ristrutturazione, a cominciare da alcuni interventi per sanare i danni prodotti dall'umidità alle fondamenta della struttura che, secondo un primo preventivo effettuato, verrebbero a costare 500.000 euro, mentre per un restauro conservativo dell'intero complesso occorrerebbero circa due milioni e 500.000 euro. Cifre consistenti ma necessarie per preservare un simbolo della storia e della memoria bolognese, quasi dimenticato: «Santo Stefano è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo ha affermato don Chessa, ringraziando gli organizzatori del Festival , i costi mensili ordinari si aggirano attorno ai 14.000 euro che siamo sempre riusciti a coprire grazie alla provvidenza, vorremmo dalla città un minimo di attenzione», ha proseguito il padre benedettino, accusando gli enti locali tranne la Regione che in contributi vari ha donato quasi un milione e 500.000 euro di «aver brillato per assenza: dei vari candidati sindaco nessuno ha speso mezza parola sul patrimonio culturale, oltre quelle di circostanza. Ci piacerebbero progetti concreti per Santo Stefano visitato all'anno da 450.000 persone escluse le scolaresche fino ad ora abbiamo avuto il sostegno della Fondazione Carisbo e di aziende private», ha sottolineato annunciando entro l'autunno la creazione di una Fondazione Amici di Santo Stefano per la salvaguardia del complesso monumentale, per il quale alcuni parlamentari hanno rivolto un'interpellanza al ministro Bondi. E non sono mancati i commenti sulla mancanza, quest'anno, di una programmazione estiva nella piazza: «Faremo volentieri a meno del mastodontico palco, e siamo contenti perché si eviterà il bivacco dopo i concerti», degrado causato non dai senza dimora o borderline ma «dai ragazzi della medio-alta borghesia, spesso studenti Erasmus, con il papà che acquista l'appartamento e orologi al polso da svariati milioni di euro».