Decisamente, non è stato accolto con eccessivo entusiasmo il progetto, sostenuto dal ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, per la riorganizzazione degli uffici del dicastero. Lo schema di regolamento è stato prima impallinato dal Consiglio di Stato; successivamente, approdato alle Commissioni par1amentari, è stato oggetto di ripetute e pesanti critiche non solo da parte dell'opposizione, ma altresì da parte della stessa maggioranza. E' addirittura occorso un fatto abbastanza inconsueto nei lavori parlamentari: il deputato del Pdl Fabio Granata ha rimesso l'incarico di relatore, stante la sua personale posizione di ostilità al testo governativo. La vicenda ha avuto un'eco quasi esclusivamente sulla stampa di centro-sinistra; merita, tuttavia, rilevare che di rado occorre che arrivino tante frecciate contro un progetto del governo da parte della stessa maggioranza. Sarà bene citare un esempio di mala gestione legato a tale riorganizzazione di uffici. L'Archivio centrale dello Stato sta attraversando un periodo di crescita nell'autonomia. Sotto la reggenza di Giuliano Urbani l'allora titolare della Sovrintendenza, Paola Carucci, venne sostituita, suscitando una levata di scudi da parte dei soliti firmaioli della cultura di sinistra (in compenso il presidente della Repubblica, non appena insediato, ritenne di chiamarla a reggere l'archivio storico del Quirinale, all'evidenza dietro sollecitazione di Veltroni C.). Solo che, in palese contraddizione con tale prospettiva, i vertici del Collegio Romano hanno adesso pensato bene di procedere al pensionamento dell'odierno titolare, Aldo Giovanni Ricci, una volta sarà entrato in vigore il nuovo regolamento di organizzazione del ministero. E' prevista una revisione globale dell'Archivio centrale, col conferimento di una autonomia speciale : autonomia scientifica, finanziaria, organizzativa e contabile. Fra le importanti innovazioni previste rientra l'istituzione di un consiglio d'amministrazione, di un collegio dei revisori dei conti e di un consiglio scientifico. Inoltre una generale possibilità di commercializzare, stipulare convenzioni, effettuare prestazioni a pagamento. In tali condizioni accortezza avrebbe voluto che il lavoro intrapreso per riformare la struttura del massimo istituto archivistico nazionale venisse condotto a compimento da chi l'ha avviato. L'ha notato anche Ernesto Galli della Loggia in un editoriale sul Corriere della Sera di domenica scorsa. Sul piano strettamente politico - culturale, ha poco senso pensionare uno studioso che, all'evidenza, venne inserito in quell'incarico fra gli strepiti della sinistra. C'è da chiedersi se il ministro Bondi segua ancora (a causa del prediletto incarico di coordinatore del Pdl) con la dovuta attenzione i lavori del ministero o se non affidi agli uffici anche compiti politici che meglio sarebbe tenesse per sé. E c'è da chiedersi perché mai i ministri del centro-destra responsabili della cultura agiscano in tante occasioni ai danni di uomini e istituzioni della propria parte politica.