O crediamo nell'innovazione, con risultati entro l'anno, o lascio... Non usa mezzi termini Mario Resca, 63 anni, oggi l'uomo più discusso nel mondo dei beni culturali: Mr. McDonald's, come viene chiamato per la sua precedente esperienza manageriale. Un soprannome usato con diffidenza o con ammirazione, a seconda di chi giudica il suo piglio imprenditoriale in uno dei pochi campi in cui non si è cimentato. Padre operaio, a 12 anni dà lezioni private ai compagni di scuola mentre lavora in una macelleria; poi giornalista, una laurea in economia alla Bocconi conquistata a colpi di borse di studio, impiego alla Chase Manhattan Bank, per poi diventare presidente di Italia Zuccheri, del casinò di Campione, oltre che consigliere di amministrazione di Eni e Mondadori. Da pochi mesi è consulente del ministro Sandro Bondi per la valorizzazione dei musei, in attesa di diventarne direttore generale con l'attuazione della nuova riforma. Un incarico che riguarderà anche parchi archeologici, archivi e biblioteche, per il quale si dice pronto a rimettersi in gioco: Non devo far carriera, non devo dar conto ad alcun partito politico. Sono disposto a combattere la mia nuova battaglia, correndone ogni rischio, non certo per motivi economici o perchè mi mancano le proposte di lavoro, ma solo perché penso di poter dare un contributo al paese che amo. La sua designazione ha suscitato un vespaio di polemiche: Salvatore Settis su L'espresso non ha messo in discussione le sue capacità manageriali, ma sottolineato la necessità di avere competenze specifiche per un incarico come il suo. Fino a che punto i tecnici del settore influiranno sulle sue scelte? Il mio obiettivo è di fare squadra con soprintendenti, direttori di musei, funzionari, e anche con i cosiddetti sacerdoti della cultura. Settis compreso: da Achille Bonito Oliva a Giulia Maria Crespi, da Andrea Carandini ad Antonio Paolucci. Ne ho gia ascoltati molti e continuerò a farlo, tenendo conto dei loro pareri Che rapporto ha con la tradizione umanistica? Da italiano sono permeato della nostra cultura prevalente, pur non avendo fatto studi classici. Da ragazzo mi dilettavo con tele e pennelli e volevo diventare un artista, ma ho dovuto abbandonare talento e vocazione per motivi familiari. Mio padre era un operaio e ha preferito iscrivermi a ragioneria perché sosteneva che i pittori diventano ricchi e famosi solo dopo la morte Lei ha un interesse specifico verso i beni culturali? È un collezionista d'arte, legge molto? Ho moltissimi libri, non so dire quanti. Finora sono stato un normale fruitore di cultura per quanto riguarda musei, concerti, mostre, monumenti; ma il tempo libero l'ho dedicato piuttosto agli sport all'aria aperta. Amo il contatto con la natura, la bellezza dei paesaggi. La mia unica collezione riguarda le biciclette; non sono un fanatico di auto veloci, barche, quadri con grandi firme. Ora, invece, ha cominciato a visitare con altri occhi i musei, Il loro numero oscilla: chi dice 3.500, chi oltre 4 mila. Sta di fatto che sul sito del ministero ne risultano molti meno. Vero. E' assolutamente inaccettabile un portale così lacunoso. Mi chiedo come mai. ancora nel 2009, l'informazione sia carente in questo settore. Posso anticipare che la risoluzione del problema è nelle mie priorità. Può indicare un modello positivo e uno negativo di gestione? Nel primo caso indicherei il museo Egizio di Torino, legato a una Fondazione, che in tre anni ha raddoppiato i visitatori. La partecipazione dei privati e delle istituzioni locali ne responsabilizza gli interventi e lo lega al territorio che lo sente suo . Nel secondo, il museo nazionale di Napoli: servizi aggiuntivi inadeguati, le sale chiuse, la mancanza di un'accoglienza consona all'importanza del luogo. Parliamo di Pompei. Che impressione ha avuto? Quella di un parco archeologico che soffre di una situazione territoriale e ambientale degradata e molto, molto al di sotto delle sue potenzialità. E' un sito conosciuto in tutto il mondo, che ci rappresenta, ma sembra un suk: mancanza di infrastrutture, parcheggi, servizi inadeguati, guide abusive. Sto già lavorando per trovare strumenti, Investimenti e innovazione tecnologica, per una migliore fruizione». E gli Uffizi? E' il primo dei musei italiani nella classifica mondiale di visitatori, ma risente negativamente della stessa struttura architettonica. Anche in questo caso e allo studio una diversa organizzazione per il controllo e la sorveglianza, ma gli orari devono diventare più flessibili ed è necessario rivedere il flusso delle visite. Veniamo all'area archeologica centrale di Roma. A suo avviso la designazione di Guido Bertolaso a commissario (poi dimesso) non ha trasmesso un'immagine di emergenza dei nostri beni culturali? Il degrado dell'area è sotto gli occhi di tutti, senza voler penalizzare i responsabili istituzionali, spesso vittime di una burocrazia che impedisce loro di prendere decisioni rapide e provvedimenti adeguati. La nomina di un commissario è nata proprio da una necessità in tal senso; il termine può adombrare una punizione, ma l'intento è opposto. L'esposizione vicino al Colosseo della Coppa della Champions League ha contribuito alla valorizzazione del sito? Se vogliamo rilanciare il nostro patrimonio culturale dobbiamo sì garantirne la tutela, ma anche creare eventi capaci di attrarre tipologie diverse di turisti che viaggiano e confrontano. Tuttavia non insisterei su icone straconosciute come il Colosseo; approfitterei di occasioni di risonanza internazionale per far conoscere altre aree di grande valore. Si parla sempre di sponsor, di mecenati dell'arte, ma da noi latitano. A Brera come a Pompei. Solo ad Ercolano sono visibili gli effetti, nel restauro, nella ricerca e nell'accoglienza, grazie al magnate americano David W. Packard. E' indubbio che pubblico e privato devono collaborare nella valorizzazione, ma il mecenatismo deve essere incentivato con sgravi fiscali, parziali o totali. Oggi, rispetto ad altri paesi, questo sistema di finanziamento da noi sembra punito, e invece produrrebbe maggior impegno controllo e trasparenza. Lei vuole scardinare quella che definisce mentalità retrograda dell'apparato utilizzando giovani talenti. Dove li trova? In che modo vengono selezionati? Non possiamo assumere, l'età media dei funzionari è alta, non c'è turn over e abbiamo bisogno di nuova linfa. Ricevo continuamente curricula di giovani di 25-30 anni pronti a contribuire a un rilancio del nostro sistema culturale. Per il momento molti stanno lavorando in stage semestrali, ma se riusciamo a crescere ci saranno possibilità maggiori. Le caratteristiche richieste: conoscenza di più lingue, esperienze in aziende leader, studi classici ma anche giuridici o economici, forte personalità e grande motivazione. Sto preparando una squadra di giovani di talento in attesa di accelerare quegli strumenti giuridici che consentano di bypassare la rigidità degli schemi burocratici. La burocrazia è sempre un ostacolo. E' l'effetto e non la causa di una mancanza di chiarezza legislativa: abbiamo tali e tante leggi e regolamenti che superano tre volte la media europea. Dal mio punto di vista si dovrebbe ripensare all'intera struttura; una riorganizzazione in grado di utilizzare meritocrazie e competenze specifiche. Cosa prevede il piano che sta preparando? Al centro dell'attenzione ci sarà il fruitore dei musei e dei parchi archeologici, il cittadino e il turista. Che dovrà essere messo in grado di poterli conoscere e apprezzare. Una Carta dei musei , innanzi tutto, che riguarda la messa a sistema dell'intera rete museale e non solo quelli di diretta dipendenza del ministero: i visitatori non fanno distinzioni fra museo nazionale, civico, privato o provinciale. Nello stesso tempo più informazioni, una buona comunicazione in varie lingue anche cinese e arabo, orari diversi, più elastici. La Notte dei Musei è lì a dimostrarlo, con file interminabili di persone di ogni età. E il personale? Va rimotivato, utilizzato per lavori più qualificanti, mirati anche a un'accoglienza soddisfacente, sostituendolo, dove è possibile, con l'utilizzo di telecamere e monitoraggio per la sorveglianza