Sarà il ministro dei beni culturali Bondi a inaugurare oggi il famoso padiglione Italia. Per l'allestimento ci si è affidati agli odierni maitre à penser della destra di governo. Sono Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice, l'una figlia del celebre musicologo e collaboratrice de Il Giornale , l'altro esponente dell'entourage dì Libero. Li ha ispirati, nelle scelte, la filosofia rassicurante del figurativismo e la celebrazione in salsa nazionalista del Futurismo Apre al pubblico la 53esima edizione della Biennale d'arte di Venezia Installazioni site specific, video arte, interventi multimediali, sculture e opere realizzate con materiali innovativi sul crinale sensononsenso, invenzioni di ogni genere ma anche un rassicurante ritorno alla pittura figurativa: di tutto questo la cinquantatreesima edizione della Biennale di Venezia, nel giorno della sua presentazione alla stampa, è variegato e multiforme set, Daniel Birnbaum, il direttore di questa edizione, è il più giovane fra quelli scelti dall'organizzazione della Biennale (presieduta da Paolo Baratta). I principi a cui egli ha dichiarato di ispirarsi nella realizzazione di questo grande evento che prende il titolo di Fare mondi sono tre: la prossimità ai processi di produzione dell'arte piuttosto che al museo; il rapporto genealogico fra i maestri e le generazioni successive; l'importanza del disegno e della pittura in arte, sottostimata nelle precedenti edizioni ipertecnologiche della Biennale. Insomma, tre paradigmi non esattamente rivoluzionari che sottolineano, in buona sostanza: il rapporto fra l'opera e il suo luogo di produzione, il fatto che nessuno nasce sotto un cavolo e, finalmente, il vero elemento connotante di questa edizione: un rappel à l'ordre declinato secondo le modalità del contemporaneo e, cioè, senza, disconoscere l'importanza della mondanità e della spettacolarizzazione in arte. Questa edizione della Biennale si apre al pubblico il 7 giugno e sarà visitabile fino al 22 novembre 2009. Oltre 77 sono le nazioni partecipanti e 38 gli eventi collaterali. Forte la presenza italiana che trova spazio nel ricostituito Padiglione Italia, ampliato e collocato, questo anno, all'interno dell'Arsenale, ove viene ospitata la rassegna "Collaudi» che presenta un numero consistente di artisti italiani, selezionati a cura di Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli. La manifestazione espositiva principale viene ospitata nel Nuovo Palazzo delle Esposizioni all'interno dei Giardini ed è firmata da Daniel Birnbaurn, Per la prima volta, fra i 77 paesi partecipanti, ci sono anche la Palestina, Israele e l'Iran. All'interno del Palazzo delle Esposizioni viene riaperta al pubblico la Biblioteca dell'Archivio storico delle arti contemporanee. I premi ufficiali alla carriera verranno assegnati domani dalla Giuria presieduta da Angela Vettese, precisamente a Yoko Ono e John Baldessari. Partendo dai Giardini, come è tradizione per chi abbia la consuetudine (quasi una malattia) di immergersi nel caldo veneziano di giugno, l'incipit della Biennale è la mostra di Birnbaum che non perde l'occasione per arruolare la sua scuderia di artisti contemporanei. Come Paul Chan, originario di Hong Kong, che propone la sofisticata rilettura di una tradizione orientale millenaria con ombre e animazioni. E Oyvind Fahistrom il quale sorprende il visitatore con il suo esercito visionario di supereroi da fumetto. Fare Mondi lungo la traccia di un contemporaneo contraddittorio ed angosciato è il percorso battuto dagli altri autori, come quelli che hanno realizzato sculture emblematiche (Carsten Holler, Simon Starling, ma anche l'italiano Simone Berti), insieme a quelli che hanno operato nello spazio individuandone dimensioni parallele e stranianti, come Toba Khedoori e Rachel Khedoori. Fra gli altri personaggi di spicco: Yoko Ono (Leone d'oro), Falstrom, André Cadere e Blynki Palermo. E poi ci sono gli italiani: primo fra tutti e finalmente Gino de Dominicis e poi Pistoletto, Massimo Bartolini, Rosa Barba, Lara Favaretto, Alessandro Pessoli, Pietro Roccasalva e Grazia Toderi, Lo sguardo degli artisti è rivolto alla realtà odierna e si interroga sui destini dell'uomo e della civiltà, non senza momenti di angosciante tensione. Il francese Huang Yong Ping propone i suoi mondi sommersi, mentre mondi alla rovescia impregnati di spiritualità sono offerti all'osservazione dal tibetano Gonkar Gyatso. I ritratti evanescenti e frammentati di Pessoli e i riflessi spezzati di Pistoletto (gli specchi sono stati infranti dallo stesso autore) arricchiscono un percorso espositivo che tenta di ricongiungersi al principio di unitarietà enunciato dal direttore Birnbaum ma che nel complesso non ci entusiasma. Entriamo finalmente nell'agognato nuovo Padiglione Italia all'Arsenale, che è passato da 800 mq a 1800 mq, anche per dimostrare la potenza del Ministro Bondi e del suo governo. L'esposizione che inaugura il Padiglione si intitola, come già detto, Collaudi . Hanno dichiarato i due curatori, Beatrice e Buscaroli: non è «una semplice selezione di artisti, ma, sottolineano, un vera e propria mostra che risponde a un vero concept. Punto di partenza è l'omaggio a Filippo Tommaso Marinetti, che di Collaudi è il nume tutelare. E' la vitalità nel presente che ci interessa del Futurismo, prima e unica avanguardia italiana del 900". Ora, tralasciando di insistere sulla sovrabbondanza celebrativa degli ultimi mesi profusa su questa avanguardia, ci limitiamo a ricordare ai due Beatrice che nel 900 c'è stata un'altra piccola cosa che è stata nientemeno che l'avanguardia di un'avanguardia: parliamo della Metafisica e della sua anticipazione del Surrealismo. O forse i curatori, nazionalisti a oltranza evidentemente, considerano De Chirico un autore greco e basta? La squadra di Beatrice e Buscaroli comprende nomi ad essi particolarmente familiari, alcuni dei quali non privi sicuramente di talento (anche se nell'insieme l'impressione è quella di una raccolta rassicurante e domestica). Matteo Basilé presenta i suoi ritratti fotografici e Giacomo Costa i suoi montaggi digitali che parlano di paesaggi urbani e naturali. C'è un omaggio a Maurizio Sciaccaluga, scomparso nel 2007, e ancora, in tema di pittura figurativa, c'è quello alla scuola pittorica torinese di Daniele Galliano e Luca Pignatelli. Ci sono i milanesi Davide Nido e Nicola Verlato e il maestro siciliano Manfredi Beninati. Lo sguardo è su come viene interpretata la figurazione nei vari ambiti regionali. E considerato il grande interesse mostrato dai curatori per questi linguaggi, risulta grave il loro completo disinteresse per figure insigni della Nuova Figurazione italiana come Vespignani, Guccione e Gianfranco Ferroni e degli autori del Realismo esistenziale milanese che avrebbero potuto avere lo spazio dei maestri; come pure l'aver ignorato, parlando di cinquantenni, figure come Stefano di Stasio, Giuseppe Modica, Aurelio Bulzatti e Paola Gandolfi. Non mancano, tuttavia, altri pittori come, Gianmarco Montesano, Valerio Berruti, Marco Cingolani e Roberto Floreali. A proposito di nomi noti, mentre la totale assenza dell'Arte povera è imbarazzante, Sandro Chia porta il testimone della Transavanguardia. La scultura è rappresentata per come possono da Marco Lodola, BertozziCasoni, Nicola Bolla e Aron Demetz. Tanto per non esagerare con la pittura ci sono i lavori video di Masbedo ed Elisa Sighicelli. E come testimonial dei giovani viene salutato il ritorno di Sissi. Termina il viaggio dentro l'idea di Beatrice e Buscaroli sull'arte italiana, fra pittura buona e meno buona, fra artisti di valore diseguale ma dei quali una cosa si può dire con certezza: rappresentano una piccola parte dell'arte italiana. Di sicuro non la più rilevante.