In anticipo sul decreto del governo, un ddl regionale privilegia le case popolari e la bonifica delle aree degradate NAPOLI La regione Campania prova a giocare di anticipo sulle direttive del piano casa del governo di centrodestra e blinda la norma a venire con un ddl regionale che predispone sulle nuove costruzioni e sulla riqualificazione delle vecchie criteri propri di un'istituzione di centrosinistra volta a preservare il bene sociale. Come? Mettendo paletti e restrizioni, al fine di concedere la priorità e fondi diretti alle case popolari e alla bonifica delle aree urbanistiche degradate. La parola d'ordine dunque è precedenza assoluta agli standard urbanistici, all'uso di nuove tecnologie, al risparmio energetico ed alla sicurezza antisismica, anche consapevoli delle mancanze istituzionali e della tragedia del sisma abruzzese. Il ddl, approvato il 28 maggio dalla giunta regionale, prevede infatti tre strumenti per tre ambiti di intervento: la ristrutturazione edilizia privata (piccoli proprietari), la ristrutturazione di edifici Iacp in aree degradate, la costruzione di nuovi alloggi in stabili industriali dismessi. I se e i ma non mancano perché la paura che piccoli proprietari e le imprese private possano approfittare del via libera per rimettere mano agli abusi edilizi è reale, ma la regione gioca in contropiede e emana le nuove regole disponendo controlli e mettendo in primo piano la necessità di ristrutturare gli edifici dedicati alle fasce deboli. «E' ammirevole che la regione giochi di anticipo sulla normativa nazionale - spiega Sandro Fucito, della commissione casa del comune di Napoli e candidato alle europee per il Prc - ma non dimentichiamo che fino a questo momento tutti gli interventi sull'emergenza abitativa degli enti locali sono stati inadeguati. Basta pensare agli incentivi regionali sull'acquisto della prima casa per le giovani coppie. I fondi, infatti, prevedendo una ricchezza e un credito dei richiedenti accompagnati a una condizione di merito, alla fine hanno favorito gli evasori fiscali. E' il caso di dare anche alcuni dati: solo per gli stanziamenti alla prima casa nel 2007 sono stati sprecati 20 milioni di euro rimasti inutilizzati, mentre per gli incentivi all'affitto, solo per il comune di Napoli si è fermi alle graduatorie del 2003». Per il momento rispetto al ddl appena approvato su carta, la ristrutturazione dei palazzi Iacp in aree degradate sarà l'obiettivo principe di questa innovazione urbanistica. In particolare, i vecchi edifici popolari situati in aree degradate potranno essere interamente abbattuti e ricostruiti con pari volumetria secondo moderni criteri. Alle imprese quindi verrà concessa la possibilità di un incremento volumetrico fino al 50 per realizzare nuovi alloggi residenziali da immettere sul mercato. Nelle aree urbane degradate (per esempio quelle industriali dismesse) saranno ammessi interventi edilizi con cambiamenti di destinazione d'uso, senza aumenti delle volumetrie, per trasformarli in edilizia abitativa. In questo caso il concessionario deve destinare almeno il 20 del valore creato all'housing sociale. «Siamo pronti a prendere atto che ci sono buone intenzioni da parte delle istituzioni, ma ci chiediamo nei fatti cosa accadrà ai 300mila nuclei familiari che hanno bisogno di una casa - afferma Michele Bonomo presidente di Lega ambiente Campania - queste leggi a quanto ci risulta servono per far ripartire il settore dell'edilizia, un mercato però che a quanto ci risulta non è in crisi. Allora il punto è capire se riusciremo a dare un'abitazione a chi non ce l'ha e se l'aumento delle volumetrie per le abitazioni private o dell'edilizia popolare siano direttamente proporzionale alla volontà di un piano che rispetto l'ambiente e la qualità delle riqualificazioni, non solo la quantità per compiacere a interessi poco chiari».