Non è un ambientalista «classico», Luca De Lucia, figlio di Vezio, architetto e urbanista di grido. Quarant'anni, single, si divide tra Roma, dove lavora come avvocato, e Salerno, dove insegna Diritto amministrativo nella facoltà di Scienze politiche. Vicino, in passato, all'associazione Italia Nostra, si è occupato di ambiente e pianificazione territoriale. La sua militanza politica inizia in Figc, prima, e nel Pci romano, poi, per cui è stato anche consigliere circoscrizionale negli anni '90. Ha aderito a Pds e Ds, fino ad approdare al Pd, partecipando alle primarie. Qual è il tuo rapporto con il Pd oggi? «Non sono tesserato. Ma il Pd resta il mio punto di riferimento politico. Anche se mi sento più che altro un osservatore dispiaciuto delle opportunità perse. A partire da quelle sui temi ambientali». Eppure sulla "questione ambientale" il Pd americano, da Al Gore a Obama, sta scommettendo molto. Il Pd italiano non sta facendo lo stesso? «Siamo indietro. Ho apprezzato molto le dichiarazioni di Franceschini, pochi giorni fa, sulla necessità di rilanciare la "green economy". Ma vorrei capire qual è l'impegno del partito sul piano pratico perché questo si realizzi. Manca un gruppo di lavoro davvero in grado di racchiudere i talenti, le competenze, gli ingegni che possono dare un contributo su questo aspetto e generare progetti concreti». Fermo restando che il Pd, al momento, è all'opposizione. «Ma amministra molti territori. E comunque anche dall'opposizione si possono promuovere azioni incisive. Diversamente da quello che è successo con il piano casa di Berlusconi». Un piano all'insegna della cementificazione. Lì l'opposizione partì a tamburo battente «Poi, invece, si è arrivati a un'intesa in sede di Conferenza unificata. Dove siedono molti nostri amministratori locali: presidenti di Regione, di Provincia, sindaci. Solo alla fine Errani ha posto un veto, grazie al quale non si è arrivati a un vero e proprio decreto. Ma per ora fa fede quell'intesa. E in generale il Pd è rimasto subalterno alle scelte di Governo, assurde e dannosissime. Ci si aspettava una linea più forte, una battaglia politica aperta, che arrivasse in Parlamento». Il tema della tutela del paesaggio e della pianificazione urbana, però, sta trovando spazio nel dibattito interno al partito. «È vero. Ma il territorio e il paesaggio si amministrano a livello locale. E lì abbiamo esperienze buone e meno buone. Penso al limiti su come abbiamo gestito la partita della tutela della campagna romana. Molto spesso alla pianificazione si sono preferiti i patteggiamenti, i singoli accordi. Andando a rompere equilibri che riguardano la qualità della vita dei cittadini. E senza coinvolgere le collettività: i comitati, le associazioni. Il territorio è di tutti e non può essere privatizzato senza regole. Il partito deve fare proprio questo principio». Come, ad esempio? «Promovendo una grande legge nazionale sull'urbanistica. Servono regole. Razionalità e trasparenza i principi guida». I casi eclatanti di Napoli e di Palermo hanno insegnato che la tutela del territorio e del paesaggio passa anche attraverso un'oculata politica dei rifiuti. «La politica dei rifiuti fa emergere in tutta la sua drammaticità un altro tema, di cui il Pd dovrebbe farsi carico: la questione meridionale. In questa emergenza vedo tre elementi: debolezza delle classi dirigenti, devastazione del territorio e invadenza della criminalità organizzata. Sui rifiuti, il partito dovrebbe avere una visione integrata: l'uso di tutte le tecnologie possibili per lo smaltimento, ma anche la crescita di una cultura del riciclaggio e della differenziata». Energie rinnovabili contro nucleare. Il posizionamento del Pd su questo fronte è chiaro? «Il rilancio del nucleare, per fortuna, non è ancora una realtà. Io spero che il Pd continui ad opporsi in maniera intransigente a questa ipotesi. La linea deve essere quella della diversificazione, con una centralità delle rinnovabili». In generale, cosa serve al Pd per diventare più verde? «Non considerare i diritti ambientali subordinati o secondari rispetto a quelli sociali e civili. L'ambiente deve essere al centro di una politica di sinistra. E bisogna animare una discussione su questo già dal prossimo congresso».
Piano casa, serviva un no forte e chiaro
Luca De Lucia, un avvocato e docente di Diritto amministrativo, discute il ruolo del Partito Democratico (Pd) sull'ambiente e la pianificazione territoriale. Non è un ambientalista classico, ma si occupa di questi temi. Il Pd, secondo lui, non sta facendo abbastanza per promuovere la "green economy" e la tutela del paesaggio. De Lucia chiede di sapere se il partito ha un gruppo di lavoro dedicato a questi temi e se sta promuovendo azioni concrete. Inoltre, critica il Pd per aver lasciato che il governo abbia fatto scelte dannose per l'ambiente, come la gestione dei rifiuti e la pianificazione urbana.
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