Capita, che quellimmenso patrimonio di sapienza architettonica che è la casa rurale toscana, mix irripetibile di sostenibilità ambientale e armonia paesaggistica, venga maneggiato, recuperato e «rimodernato» da professionisti poco preparati, imprese frettolose, privati in ansiosa ricerca di comfort, sotto lo sguardo solo apparentemente arcigno delle amministrazioni pubbliche. E insomma che stupendi manufatti che devono la loro bellezza e unicità a secoli di accorta manutenzione, si trasformino in chalet, villette con intonaci pastello, ibridi senza più un volto. Nel venir meno di conoscenze, esperienze artigianali, costruttive, progettuali, complici regolamenti edilizi e urbanistici generici e, adesso, anche il nuovo Piano casa, una sorta di silenziosa privatizzazione sembra così prevalere su una reale tutela di quellinestimabile patrimonio collettivo che è il paesaggio. La prima Guida di buone pratiche architettoniche. Indirizzi per il recupero dellarchitettura rurale nel territorio del Chianti, di Ilaria Agostini, ricercatrice alla Facoltà di Architettura di Firenze (responsabili scientifici Paolo Baldeschi e Roberto Budini Gattai), presentata ieri in anteprima allAccademia dei Georgofili, nasce proprio dalla preoccupazione di arginare il degrado strisciante dellarchitettura rurale toscana. Forte di esperienze in Francia e Portogallo, dove la difesa concreta del paesaggio è ben più avanzata che in Italia, la Agostini offre una sorta di manuale pratico per amministratori e imprese, agricoltori, proprietari di case, con diversi piani di lettura. Dopo il breve excursus sui modelli di casa colonica toscana - quello «sincronico» di matrice leopoldina, con la colombaia centrale e il loggiato, quello «diacronico», della casa cresciuta per fasi, ma sempre nel rispetto di precise tecniche costruttive - attraverso foto e disegni di mano dellautrice si procede di scoperta in scoperta: ecco le proporzioni da rispettare per porte e finestre e i materiali, e i colori adatti a muri esterni e tetti, ecco le tecniche per ricostruire infissi, cancelli e recinzioni, intonaci e muretti, disegnare un arco ribassato e rifare i trafori di mattoni dei fienili, realizzare un corredo vegetale «autoctono» e rispettare lorientamento della casa rispetto alle strade vicinali, i declivi naturali, eccetera. Insomma, come si faceva una volta. Eppure, nella Guida non cè niente di nostalgico: lintento, assicura Agostini, è al contrario di «far recuperare a popolazioni e operatori la capacità di assicurare un futuro a un patrimonio inestimabile» attraverso la concretezza progettuale radicata «nello spirito dei luoghi», sedimentatasi per secoli, e che pochi anni di interventi scriteriati rischiano di far estinguere.
la Repubblica
5 Giugno 2009
FIRENZE - Restaurare curando i dettagli anche così si salva il paesaggio
MA
Maria Cristina Carratù
la Repubblica
La casa rurale toscana è un patrimonio di sapienza architettonica che rischia di essere maneggiato e recuperato da professionisti poco preparati. La Guida di buone pratiche architettoniche, presentata da Ilaria Agostini, nasce dalla preoccupazione di arginare il degrado dellarchitettura rurale toscana. La guida offre una sorta di manuale pratico per amministratori, imprese, agricoltori e proprietari di case, con diversi piani di lettura.
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