Un Indiana Jones italiano penetra nella regione più remota della giungla centro-americana e rinviene, fra i muschi e le liane della fitta vegetazione tropicale, le tracce di un'antica civiltà risalente al 500 a.C.: i resti di una delle più grandi città dell'epoca preclassica Maya. L'autore della straordinaria scoperta che secondo gli esperti costringerà a rivedere la storia delle civiltà precolombiane, è un "cervello italiano da esportazione", Francisco Estrada Belli, nato a Roma nel 1963, docente di archeologia all'Università americana Vanderbilt. A capo di un'équipe di ricercatori, il professor Belli ha individuato in una regione finora inesplorata del Guatemala le rovine di Cival, un antico insediamento che precede di almeno duecento anni quello che è stato finora ritenuto l'inizio dell'era Maya. Una scoperta destinata a portare indietro l'orologio della storia per quanto riguarda le civiltà mesoamericane. Fra i reperti di maggiore valore spiccano due enormi maschere antropomorfe in pietra che raffigurano volti umani con denti di serpente. Alte cinque metri e larghe tre, le statue hanno per decorazione disegni di piccoli gusci di chicchi di grano: «Probabilmente - ha spiegato nel suo sito Internet il professor Estrada-Belli - si tratta delle divinità Maya del frumento». Le maschere, gli scrigni di giada, le lastre di pietra con immagini di re e gli altri reperti recuperati a Cival fanno pensare, sostengono gli studiosi, ad una società molto sviluppata simile a quella di epoche molto più tarde. Il periodo classico dei Maya va dal 300 avanti Cristo al 900 dopo Cristo, quando questa civiltà, famosa per le immense piramidi a gradoni ed ai suoi calendari, entrò nella fase di inesorabile declino. L'apogeo di Cival, ha spiegato l'archeologo italiano, ebbe luogo molto prima delle altre antiche città Maya del Guatemala e dello Yucatan in Messico. Nel centro vivevano probabilmente diecimila persone, nel periodo di massimo splendore: «La città - ipotizza il professor Belli - fu probabilmente abbandonata dopo un attacco violento da parte di una potenza emergente, come Tikal». La disposizione degli edifici di Cival serviva presumibilmente a misurare il tempo. La città «aveva una funzione astronomica, l'asse dei principali edifici e la piazza erano orientati verso il sorgere del sole dell'equinozio». Lo studioso italiano è convinto che nel sottosuolo di Cival potrebbero essere nascoste altre due maschere dello stesso tipo. E' possibile infatti che le quattro sculture fossero adagiate sulla scalinata di un tempo a piramide, dove saliva il re Maya per officiare il rito simbolico della creazione: «I nostri scavi - ha concluso Belli - hanno portato alla superficie piramidi preclassiche, sculture monumentali, offerte sacre e oggetti religiosi in giada che gettano una nuova luce sulle cerimonie e sul simbolismo delle prime dinastie Maya». La spedizione in Guatemala, oltre che dall'Università Vandebilt, è stata sponsorizzata dalla National Geographic.