ROMA «Su questa storia vogliamo vederci chiaro, abbiamo avviato unistruttoria». La «storia» di cui parla Pasquale Iannantuono, procuratore generale della Corte dei conti del Lazio, è lacquisizione da parte dello Stato del crocifisso di Michelangelo. Vogliamo vederci chiaro dopo le polemiche sorte negli ultimi mesi sullattribuzione dellopera acquistata dallo Stato italiano Troppi dubbi su quella scultura: se il ministero dei Beni culturali non ha ancora completato il pagamento, farebbe bene a restituirla. Si tratta di una scultura che negli ultimi tempi ha fatto molto parlare di sé, un Cristo di legno di tiglio attribuito nientemeno che al giovane Buonarroti. Un affare di 3,2 milioni di euro pagati a un antiquario torinese dal ministero dei Beni culturali per unopera dalla paternità contestata, alta 41,3 centimetri per 39,7 di larghezza, realizzata - stando agli esperti - intorno allanno 1495. Dopo i trionfi dei mesi scorsi - la scultura a dicembre è stata presentata a papa Benedetto XVI e, successivamente, esposta alla Camera dei deputati e portata in giro per lItalia - ora la magistratura contabile «vuol vederci chiaro su tutta loperazione», come spiega Innantuono, il quale ha aperto un fascicolo e affidato listruttoria sul caso a uno dei suoi sostituti, Salvatore Sfregola, vice procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio. Un passo nato, evidentemente, dalle polemiche esplose intorno allacquisizione e rimbalzate nei giorni scorsi anche sul New York Times. Chi, invece, non ha mai avuto incertezze è lattuale ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, convinto sostenitore dellacquisto dellopera, che dopo la presentazione ufficiale del 12 dicembre scorso nellambasciata dItalia presso la Santa Sede, a Roma, è stata esposta anche a Trapani, Palermo e Milano. In questi giorni è a Napoli. Entro luglio dovrebbe prendere definitivamente posto al museo del Bargello, a Firenze. Dovrebbe, perché ad oggi, come spiega la direttrice Beatrice Paolozzi Strozzi, «non ho ancora avuto nessuna comunicazione ufficiale, né del suo arrivo, né che sia questa la sua sede definitiva». Una dichiarazione che, dopo il clamore che ha accompagnato la presentazione ufficiale dellopera, risuona di una singolare freddezza. Così come il no comment sullattribuzione: «È di sicuro unopera di buona qualità», dice Paolozzi Strozzi, «che arricchirà il museo. Ma per il resto, non sono una michelangiolista e non mi pronuncio». E il crocifisso come verrà presentato al pubblico: come opera «di Michelangelo», o soltanto «attribuita a»?: «Lo concorderemo col Polo Museale» risponde Paolozzi Strozzi. Ovvero con la soprintendente Cristina Acidini, grande sponsor, insieme al direttore dei Musei vaticani Antonio Paolucci, della scultura e della sua attribuzione michelangiolesca. Che invece assicura: il Cristo «andrà al Bargello, non appena sarà pronto lallestimento adatto». Ma il mondo dellarte fiorentino è diffidente. A partire da Paola Barocchi, fra i massimi studiosi di Michelangelo, per la quale si tratta di «unopera seriale», e da Mina Gregori, la grande storica dellarte che riuscì a far rifiutare lacquisto del crocifisso alla Cassa di Risparmio di Firenze, la prima a cui lantiquario torinese lo aveva offerto («Se lo Stato non ha finito di pagarlo, valuti se non sia il caso di restituirlo»). «Stupito» dellacquisto si è detto anche il direttore del prestigioso Kunsthistorisches Institut di Firenze Alessandro Nova; mentre «interrogativi» arrivano pure dallo storico Massimo Ferretti, in un primo momento fra i sostenitori dellattribuzione a Michelangelo del Cristo tanto amato dal ministro Bondi.