Continua il dibattito e soprattutto la denuncia dei progetti di cementificazione portati avanti da tanti Comuni. Alla giustezza - nella maggior parte dei casi - delle critiche, non mi pare si accompagni altrettanta attenzione ai rimedi possibili. E il più importante riguarda innanzitutto la possibilità dei Comuni di far fronte ai loro compiti senza doversi 'arrangiare'. Certo la svendita non è giustificabile sotto nessun profilo ma neppure il silenzio sulla loro condizione lo è. E non lo è neppure quello sugli strumenti di governo del territorio oggi a disposizione di Comuni, province e regioni. La campagna elettorale per il Parlamento europeo avrebbe consentito di mettere a confronto la situazione del nostro paese con quella di altri, dalla Germania alla Francia, che contro il consumo dissennato del territorio hanno messo in campo leggi efficaci piuttosto che strangolare i Comuni o parlare di abrogazione delle province. La provincia di Livorno - visto che si parla soprattutto di quel territorio - ha fatto molto in questa direzione. E se il riferimento di Settis e di altri al parco della Val di Cornia fa piacere, lo fa meno il silenzio che continua sugli altri parchi anche dopo che Calderoli ha detto che vuole sopprimerli. Si è detto che sul paesaggio ci sono nuove norme da rispettare: peccato che non si aggiunga che proprio ai Parchi è stata sottratta la competenza sul paesaggio. E giova a una efficace politica di tutela di territorio e paesaggio lo sconquasso della legge 183 sui bacini e della legge 394 sui parchi? Sia chiaro, i Comuni non vanno assolti quando sbagliano. Ma chi ci mette becco con competenza non può dimenticarsi del resto.